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Palazzo di giustizia - Sarà presidente di sezione presso il tribunale civile di Viterbo - In Serbia il magistrato ha lavorato all'anticorruzione

Dopo una lunga missione a Belgrado, torna il giudice Eugenio Turco

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Eugenio Turco - Il magistrato durante la missione in Serbia

Eugenio Turco – Il magistrato durante la missione in Serbia

Eugenio Turco - Il magistrato durante la missione in Serbia

Eugenio Turco – Il magistrato durante la missione in Serbia

Viterbo – Popolarissimo tra colleghi, avvocati, personale e addetti ai lavori del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino, torna a Viterbo dopo tre anni il giudice Eugenio Turco, al termine di una lunga missione a Belgrado per un importante incarico internazionale all’anticorruzione nell’ambito della cosiddetta “Operation support Serbia”.

Per intraprendere una lotta serrata alla corruzione e al crimine organizzato in Serbia, il leader Aleksandar Vucic si è affidato a una task force italiana, coordinata dal magistrato viterbese, capo di stato maggiore segreto italiano dell’operazione congiunta, residente a Belgrado.  

Turco torna a Viterbo per assumere l’incarico di presidente di sezione presso il tribunale civile di Viterbo. Risale invece al 17 dicembre 2015 la sua ultima udienza, quando il magistrato era impiegato  come giudice monocratico e collegiale presso la sezione penale del palagiustizia del Riello. 

Fu occasione di orgoglio per Viterbo la notizia del prestigioso incarico di due anni e tre mesi in Serbia, per rafforzare le misure anticorruzione di Belgrado. Tra i magistrati più stimati e prolifici del tribunale di Viterbo, per umanità ed efficienza, per Turco si è trattato di un ritorno nei Balcani, dopo una precedente esperienza in Albania, in seguito alla firma, nel settembre 2015, di un protocollo di cooperazione tra l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, e l’analoga Authority serba, l’Aca.

In tale ambito, fu previsto un supporto costante nel paese, con la presenza sul posto di un magistrato italiano “residente”, individuato per l’appunto nel giudice Turco. In Serbia, a differenza dell’Italia, l’autorità anticorruzione non è competente in materia di appalti, occupandosi invece di finanziamenti alla politica e di conflitto di interessi, ed è in particolare sul fronte del miglioramento delle procedure di prevenzione che si è sviluppata la collaborazione.

Sposato e padre di tre figli, un maschio e due femmine, il giudice Turco è viterbese d’adozione. “Sono arrivato venti anni fa, dopo aver fatto per un breve periodo il pm a Foggia – ricordava alla vigilia della partenza, promettendo a chi già lo rimpiangeva – qui ho messo su famiglia e qui farò ritorno”. Una promessa mantenuta. 

Silvana Cortignani


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9 gennaio, 2019

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