Montefiascone – (sil.co. ) – “Si è tolto il giubbotto e gli ha detto ‘vattene, se non te ne vai, te meno pure io'”.
Una frase sulla quale si gioca la difesa di uno dei tre imputati nel processo scaturito da un presunto feroce pestaggio avvenuto la sera del 9 dicembre 2013 davanti a un bar di Montefiascone dove la vittima aveva appena assistito al big match Roma-Inter assieme ad alcuni amici.
Picchiato dal “branco”, il giovane è finito al pronto soccorso dell’ospedale falisco con il naso spaccato e lividi su tutto il corpo. Per quell’episodio tre giovani del posto sono a giudizio con l’accusa di lesioni aggravate davanti al giudice Silvia Mattei, che ieri ha sentito in aula due testimoni, due amiche di uno degli imputati, citate dal difensore Franco Taurchini.
Picchiato dal gruppo all’interno del locale, la vittima sarebbe stata aggredita anche fuori: “S. S. . si è tolto il giacchetto e correndoci appresso cercava di prendermi e intanto urlava ‘te meno pure da solo’“, ha detto in aula durante l’udienza dello scorso 18 novembre.
Secondo la difesa avrebbe detto tutt’altro, come hanno confermato entrambe le testi in aula ieri mattina. ” Si è tolto il giubbotto e gli ha detto ‘vattene, se non te ne vai, te meno pure io. Ma non c’è stato contatto fisico. Fuori del bar non è successo niente. Dopo quella frase, lo ha seguito, ma solo per pochi metri, senza toccarlo”, hanno dichiarato sotto giuramento davanti al giudice le due ragazze, che stavano fumando una sigaretta all’esterno del locale assieme all’imputato difeso dall’avvocato Taurchini.
Il giovane, ricostruendo le botte prese nel corso di una drammatica testimonianza, lo scorso novembre aveva identificato senza esitazioni i tre presunti aggressori. Al processo si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Luca Paoletti.
“Dopo la partita sono uscito a fumare una sigaretta. Rientrando al bar, sulla porta mi si è parato davanti L.N. con l’aria minacciosa. Non gli ho dato peso e ho fatto per passare. A quel punto mi ha sferrato un pugno sulla nuca così forte da farmi rotolare a terra, poi mi si sono avventati addosso non so in quanti, prendendomi a calci e pugni, botte in testa. Sentivo tante percosse, tanta gente che mi menava”, ha detto, individuando nell’alcol il possibile movente.
“Il locale è piccolo e dentro c’era il bordello, ma i miei amici si sono accorti e mi hanno soccorso, tirandomi su e cercando di portarmi verso la macchina, mentre buttavo sangue da tutte le parti. Io gli dicevo ‘siete stati bravi a menarmi in dieci’ e loro ‘ti ammazziamo, a domattina non arrivi vivo’, quando S.S. si è tolto il giacchetto e correndoci appresso cercava di prendermi e intanto urlava ‘te meno pure da solo’“, ha proseguito.
Non sarebbe finita nemmeno quando un’amica è riuscita a infilarlo sulla sua macchina, dalla parte del passeggero.
“Sul lato destro dell’auto è piombato il terzo, che poi è stato identificato dai carabinieri come V.T., di nazionalità romena. Prima ha sbattuto più volte lo sportello, mentre io ero dentro seduto, così violentemente da mandare in frantumi il finestrino. Poi ha tirato fuori un coltello e ha spaccato la gomma anteriore destra. Fortunatamente, essendo una jeep, un mio amico, nonostante le condizioni della vettura, è riuscito ad arrivare al pronto soccorso dell’ospedale di Montefiascone”.
Nonostante la vittima abbia più volte sottolineato al giudice di avere riconosciuto solo tre degli aggressori, che secondo lui sarebbero stati almeno una decina, i difensori Marco Valerio Mazzatosta, Luigi Gioiosi e Franco Taurchini hanno sollevato dubbi sull’identificazione.
Il processo riprenderà il prossimo 3 luglio.
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