Viterbo – Tre etti di cocaina nell’appartamento dell’amico che lo ospita, condannato a quattro anni. Per l’accusa il padrone di casa, che ha patteggiato, era il complice che custodiva la droga.
Nonostante l’imputato risultasse residente a Narni e il grosso dello stupefacente sia stato rinvenuto nell’abitazione dell’amico, a Bagnaia, per l’accusa era lui lo spacciatore che attingeva alla “riserva” di stupefacente, come proverebbe il fatto che era in possesso delle chiavi.
Il sequestro risale a sabato 2 novembre 2013, nel pieno del ponte di Ognissanti, quando in manette con l’accusa di spaccio finirono entrambi, due immigrati di nazionalità dominicana.
Il pubblico ministero aveva chiesto due anni e otto mesi e 12mila euro di multa, ma il giudice Silvia Mattei, ieri ha chiuso il processo infliggendo all’imputato la ben più pesante condanna a quattro anni di reclusione.
L’uomo, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia e accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente in concorso, fermato per un controllo fu trovato in possesso di quasi mezz’etto di cocaina, 46,200 grammi. Nel corso della successiva perquisizione, i militari sequestrarono nell’abitazione dell’amico, dove risultava domiciliato, complessivamente altri 284,2 grammi della stessa droga, trovata nascosta in bagno.
Secondo la difesa, in quel periodo il 44enne sarebbe stato semplicemente ospite del connazionale in seguito a dei problemi con la compagna.
Ma oltre ad essere lo stupefacente dello stesso tipo di quello trovato addosso all’imputato, l’uomo era in possesso delle chiavi dell’abitazione. Per cui, secondo l’accusa, la droga sarebbe stata custodita nell’abitazione, dove il 44enne si sarebbe recato periodicamente per prelevarne di volta in volta una parte da destinare allo spaccio.
A suo tempo il pubblico ministero Stefano d’Arma, titolare del fascicolo, chiese la misura di custodia cautelare in carcere per entrambi gli arrestati con particolare riferimento non solo alla destinazione illecita dello stupefacente, ossia lo spaccio, ma anche all’ingente quantitativo della sostanza sequestrata, parzialmente suddivisa in dosi, oltre alla presenza nell’abitazione di sostanza da taglio, di un bilancino di precisione e materiale idoneo al confezionamento.
Silvana Cortignani
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