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Tribunale - Viterbo - Un anno a Serafino Mocio, l'ex bigliettaio che il 6 gennaio 1988 sparò a bruciapelo a un collega per vendetta

“Buco pure a te”, omicida terrorizza inquilina e viene condannato

di Silvana Cortignani
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L'omicidio Balletti raccontato sull'Unità dell'8 gennaio 1988 dal giornalista viterbese Stefano Polacchi

L’omicidio Balletti raccontato sull’Unità dell’8 gennaio 1988 dal giornalista viterbese Stefano Polacchi

L'avvocato Luigi Mancini

Il difensore di Serafino Mocio – Avvocato Luigi Mancini

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato di parte civile Paolo Delle Monache

Viterbo – Condannato negli anni Novanta per omicidio, dovrà scontare un anno per violenza privata. 

Si tratta di Serafino Mocio, oggi 72enne, l’ex bigliettaio dell’allora Acotral che il 6 gennaio 1988, dopo avergli bucato le gomme, uccise con quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo, per vendetta, l’ispettore Giuseppe Balletti, dipendente della stessa azienda di trasporti, che due anni prima lo aveva denunciato dopo avere scoperto che faceva la cresta sui biglietti. Un delitto che scosse Viterbo il giorno dell’Epifania di 31 anni fa. 

Il precedente è emerso ieri in tribunale, all’ultima udienza del processo in cui Mocio era accusato di stalking nei confronti di una cuoca 49enne, cui nell’estate 2016 aveva affittato una porzione della sua abitazione in strada Freddano.

“Io so usare la polvere da sparo”, le avrebbe detto terrorizzandola, facendo riferimento all’omicidio commesso trent’anni prima. 

Tutto bene fino a quando l’inquilina non ha portato a casa il convivente, scatenando le ire di Mocio che avrebbe cominciato a insultarla, dandole della “troia” e della “puttana”, minacciandola di morte “io so usare la polvere da sparo”, bucandole per ben otto volte le gomme dell’auto e spaventandola al punto da farla finire in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle con un attacco di tachicardia. “Come ho bucato le tue gomme, buco te”, le avrebbe urlato,  facendola quasi morire di paura e costringendola a cambiare casa. Mocio, nel novembre di tre anni fa, fu colpito da divieto di avvicinamento alla vittima.

Il difensore Luigi Mancini ha negato che il movente, come ipotizzato, potesse essere di natura passionale, ovvero la gelosia nei confronti del compagno della vittima, per la quale avrebbe provato un sentimento. “Non le ha mai fatto delle avance. Voleva solo che lei se ne andasse, per via degli schiamazzi. Lui vive in aperta campagna e gli dava fastidio che l’inquilina facesse gli aperitivi con gli amici e ospitasse gente rumorosa. Parlare di stalking, poi, mi pare fuori luogo, visto che l’intera vicenda si è svolta nell’arco di poche settimane”, ha detto il legale.

Il giudice Silvia Mattei ha riqualificato il reato in violenza privata, condannando in primo grado l’imputato a un anno, senza sospensione della pena, a causa dei precedenti. Ha anche riconosciuto alla parte civile, assistita dall’avvocato Paolo Delle Monache, il diritto a un risarcimento, da quantificarsi in sede civile. Serafino Mocio non era presente in aula alla lettura della sentenza. 


Sulla sammartinese l’omicidio dell’Epifania 1988

Un delitto che scosse Viterbo il giorno dell’Epifania di 31 anni fa. Era 6 gennaio 1988 quando Serafino Mocio, oggi 72enne, all’epoca 41enne, uccise con quattro colpi di pistola, per vendetta, l’ispettore Giuseppe Balletti, dipendente della stessa azienda di trasporti, che due anni prima lo aveva denunciato dopo avere scoperto che faceva la cresta sui biglietti. 

Il delitto avvenne lungo i tornanti della Sammartinese. Mocio quella mattina si era recato di buonora a San Martino al Cimino, forando con una tavoletta chiodata le gomme dell’auto della vittima, sapendo che l’ispettore sarebbe uscito di casa di lì a breve per recarsi al lavoro a Viterbo. Dopo di che lo ha seguito e quando Balletti ha accostato, perché aveva le gomme a terra, lo ha avvicinato e fatto voltare, per farsi vedere bene in faccia, facendo fuoco col suo revolver Beretta calibro 7.65, uccidendolo sul colpo e lasciandolo a terra in un lago di sangue.

Il killer, catturato verso le 17 dello stesso giorno dalla polizia, al termine di una caccia all’uomo durata dodici ore, confessò dopo un breve interrogatorio di essere stato lui a sparare a Giuseppe Balletti per vendetta. Arrestato fu condotto nel carcere di Santa Maria in Gradi. Per quell’omicidio ha scontato una condanna a 18 anni di reclusione.


Il movente del delitto

La vittima due anni prima,nel 1986, lo aveva colto “con le mani nel sacco – raccontava sull’Unità dell’8 gennaio 1988 il giornalista viterbese Stefano Polacchi – mentre faceva la cresta sui biglietti dei passeggeri. Allora infatti i biglietti erano ancora a ‘ricevuta doppia’, cioè una copia della ricevuta rimaneva al passeggero e l’altra rimaneva al bigliettaio”.

“Mocio- spiega il cronista nell’articolo, ancora disponibile on line – aveva trovato il modo di far soldi a spese dell azienda Al passeggero ‘bucava’ una tanffa, ad esempio di 2000 lire, mentre per sé segnava un importo soltanto di 200 lire trattenendo ovviamente l’importo pagato in più. Per questo Giuseppe Battetti lo denunciò dapprima all’Acotral e quest ultima al tribunale”.

“Contemporaneamente – prosegue Polacchi – l’azienda iniziò nei confronti di Serafino Mocio il procedimento di licenziamento, ma lui chiese in base ad un regio decreto del 1931 di rimanere in servizio fino alla decisione definitiva del giudice. Rimase in servizio, ma fu trasferito ad Acquapendente, paesino a 50 chilometri da Viterbo ai confini con la Toscana, e declassato ad operaio da conducente che era. Il tribunale, nel frattempo, lo ha condannato e lui ha beneficiato dell’amnistia. L’azienda però probabilmente l’avrebbe licenziato. Così è nato il piano di vendetta messo brutalmente in atto all’alba dell’altro ieri”.

Silvana Cortignani 


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9 febbraio, 2019

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