Roma – Sulla morte di Stefano Cucchi l’attività di depistaggio arrivò a coinvolgere anche l’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
L’accusa è mossa dal pm Giovanni Musarò, secondo cui Alfano fu inconsapevolmente indotto “a riferire il falso su atti falsi” in un question time alla Camera dell’ottobre 2009 sul caso Cucchi.
Alfano, secondo il pubblico ministero, ricevette “annotazioni” utili a rispondere al question time, “comprese quelle false e quelle dettate”. Musarò spiega che “il ministro, per paradosso, si limitò a riferire il falso su atti falsi”.
“Alfano nel corso del question time disse, tra l’altro, che Cucchi era stato collaborativo al momento dell’arresto, omettendo ogni passaggio presso la compagnia Casilina e che era già in condizioni fisiche debilitate quando venne fermato” aggiunge il pm.
“Da qui – continua Musarò – parte una difesa a spada tratta dell’Arma dei carabinieri e si traduce in una implicita accusa nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che avevano preso Cucchi in custodia per il processo”.
Il pubblico ministero conclude affermando che “si è giocata una partita truccata, con carte segnate. Una partita giocata sulle spalle di una famiglia”.
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