Acquapendente – (ma.ma.) – Fermati a bordo di un Ford transit con un trasporto non autorizzato, finiscono a processo tre rumeni.
In aula ieri, davanti al giudice Giacomo Autizi, hanno testimoniato un appuntato dei carabinieri che insieme ad altri colleghi ha fermato il veicolo lungo la Cassia e il luogotenente della stazione di Acquapendente che ha fatto i successivi accertamenti sul furgone.
“Alle quattro e un quarto del mattino, notavamo un furgone che da Siena veniva in direzione Viterbo lungo la Cassia”, ha spiegato l’appuntato.
Il furgone, stando al racconto del teste, era di colore grigio scuro, con targa bulgara. Nei documenti del mezzo, ha poi aggiunto l’appuntato, i militari notarono subito che non corrispondeva il colore del veicolo: nel documento era scritto “dark green”, ma in effetti alla vista il colore era grigio scuro. Inoltre stando alla testimonianza non sarebbe stata rinvenuta l’autorizzazione “a raccolta di materiale speciale o pericoloso”.
L’episodio risale alla notte del 5 aprile 2014 e all’interno del furgone sarebbero state trovate anche delle batterie al piombo.
In aula anche il luogotenente dei carabinieri di Acquapendente che ha fatto successivi accertamenti sul furgone. Il testimone ha specificato che il Ford transit aveva targa immatricolata in Bulgaria. Anche per il secondo testimone il colore visibile del mezzo non sarebbe corrisposto a quello specificato nel documento, ossia “dark green”. “Il furgone era grigio metallizzato e quindi ho capito che qualcosa non andava – ha detto in aula -. Ho deciso così di controllare. Ho alzato la tappezzeria e visto anche i bulloni e posso dire che non mi è sembrato di essere in presenza di un veicolo riverniciato”.
Il luogotenente ha poi aggiunto: “Per essere sicuro ho chiamato un amico carrozziere e anche lui concordò sul fatto che non potesse essere riverniciato”. Il testimone ha anche detto di aver interpellato l’Interpol per essere messo in contatto con l’organo competente della Bulgaria.
Dalla Bulgaria, stando alla testimonianza, tre le analisi che vennero fatte: la targa non sembrava corrispondere al veicolo in questione, il numero di telaio non sembrava essere abbinato a quella targa, i documenti risultavano falsi.
Pur essendoci una discrepanza nella descrizione dei colori, la difesa ha sollevato il dubbio se magari quella targa potesse sì essere abbinata a altro veicolo ma comunque sempre un Ford transit. Da chiarire per la difesa anche perché dall’Italia gli agenti si fossero fidati dell’analisi bulgara senza aver verificato a loro volta quei dettagli.
Il giudice Giacomo Autizi al termine delle testimonianze ha poi rinviato il processo al 20 maggio.
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