Monterosi – “Negligenza, imperizia e imprudenza”, con questi termini il pm Cusani ha chiesto il processo per l’autista viterbese E.B. di 58 anni che il 6 ottobre scorso ha investito e ucciso con un autobus il viceprefetto Giorgio De Francesco, in via Cavour.
Dall’alto del suo posto di guida, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’autista pare avesse lo sguardo rivolto più avanti e non si sarebbe neanche accorto della coppia (il viceprefetto e sua moglie) che transitava davanti al muso del suo bus.
Ma se ci sono responsabilità a carico di E.B., accusato di omicidio colposo, c’è anche “una situazione di rischio potenziale creata per anni dalla libera circolazione dei bus turistici nel centro di Roma”.
La scena dell’investimento del viceprefetto, mentre attraversava sulle strisce pedonali assieme alla moglie, è ricostruita dai video delle telecamere di sorveglianza acquisiti dalla procura. A pochi minuti dalle undici del mattino, dieci mezzi simili al bus in questione transitano nel punto dell’incidente. Tra questi, il più innocuo sembra proprio quello della ditta romana che ucciderà il pedone.
Il punto però è che il bus parte dall’area di stazionamento davanti all’hotel Palatino e per immettersi in carreggiata compie una curva troppo accentuata verso sinistra. Una manovra, insomma, azzardata.
L’investimento, comunque, avviene ad appena 20 chilometri orari, ma costa la vita al 54enne per via della mole del mezzo. La moglie, che era con lui, se l’è cavata invece con quale contusione.
Sul conducente di Monterosi sono stati effettuati tutti i test di rito che hanno escluso l’assunzione di droghe o alcol e l’esame del cellulare ha anche chiarito che l’autista non fosse distratto da alcuna conversazione.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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