Viterbo – (sil.co.) – L’ex amante lo lascia perché è sposato, lui si inventa la separazione. Ma una telefonata tra le due donne, cui lui prende inconsapevolmente parte, lo mette definitivamente all’angolo, facendo crollare il suo castello di bugie.
Al centro della vicenda un’avvocatessa romana che per circa un anno avrebbe avuto una relazione sentimentale con l’imputato, interrompendola quando ha scoperto che l’uomo era sposato.
A quel punto, secondo quanto emerso ieri davanti al giudice Giacomo Autizi, il marito fedifrago le avrebbe detto che si trattava di un matrimonio giunto al capolinea e che era in corso la separazione. Per essere più convincente, fingendo di averla incontrata per caso in tribunale, le avrebbe quindi chiesto di aiutarlo a compilare un atto per l’iscrizione al ruolo dell’istanza di separazione, con la scusa che in cancelleria gli avevano detto che c’era un errore e che in quel momento in tribunale non c’era il suo avvocato.
Per questo un barista è finito sotto processo, accusato a vario titolo di falso. A tradirlo una telefonata della moglie all’ex amante, rintracciata nel suo studio legale, in cui la legittima consorte chiedeva alla donna perché fosse passata al locale del marito.
Il giorno della telefonata, l’avvocatessa credeva davvero che la coppia si stesse separando. “A lei cosa interessa, scusi?”, avrebbe quindi risposto alla moglie, scoprendo che la storia della separazione era solo l’ennesima bugia, per avvalorare la quale il barista aveva fatto letteralmente carte false.
Caso ha voluto che l’impostore chiamasse l’avvocatessa al cellulare mentre era al telefono con la moglie. “Lei allora lo ha fatto parlare, facendo sentire cosa le diceva alla moglie, incastrandolo alle sue menzogne”, ha riferito al giudice un’avvocatessa, amica della vittima.
Parte offesa anche un avvocato, sentito dal giudice Autizi come testimone. “Non so nulla del suo matrimonio, gli ho sbrigato delle pratiche, ma niente a che fare con la separazione. Disconosco sia l’atto, che è diverso da quelli del mio studio legale, sia la mia firma in calce. Inoltre c’è un errore ancora più grossolano, io sono del foro di Civitavecchia e non del foro di Roma”, ha detto in aula il legale che, per l’appunto solo su carta, risultava essersi occupato della separazione.
Si torna in aula il 17 ottobre.
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