Viterbo – (sil.co.) – Droga low cost in carcere, a processo per spaccio moglie di detenuto.
Nel maggio 2017, la donna è stata intercetta dalla polizia penitenziaria mentre cercava di entrare a Mammagialla con 0,18 grammi di eroina e 5 compresse di “suboxone”, la droga dei poveri in quanto spacciata low cost dai pusher che la vendono al posto della coca e dell’eroina.
La donna, accusata di detenzione ai fini di spaccio, aggravato dal fatto di essere avvenuto nella casa circondariale, ieri è stata rinviata a giudizio dal gup Francesco Rigato. Sarà processata davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone il prossimo 12 giugno.
Il Suboxone è un medicinale, che può essere ottenuto soltanto con una speciale prescrizione medica, usato dai tossicodipendenti che hanno accettato di farsi curare al posto degli oppioidi che assumono normalmente, somministrato a pazienti già seguiti da un punto di vista medico, sociale e psicologico.
Frequenti, nella capitale, i sequestri di pasticche di Suboxone, ma anche di altri psicofarmaci, tipo Ritrovil e Contramal, ormai spacciati dai pusher come droghe qualsiasi. Low cost perché costano molto meno della coca o dell’eroina. Low cost e facilmente reperibili, smerciate soprattutto tra gli extracomunitari e i senzatetto che gravitano intorno alla stazione Termini e all’Esquilino.
Associati all’alcol, presi in dosi massicce o mixati con altre sostanze hanno effetti devastanti, simili all’eroina.
Era stata stordita dal Rivotril, ad esempio, la sedicenne Desirée Mariottini, drogata, violentata e lasciata morire, a ottobre, nello stabile abbandonato di via dei Lucani a San Lorenzo.
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