Viterbo – Per una frattura gli amputano una gamba, alla sbarra per lesioni colpose aggravate un medico all’epoca in servizio all’ospedale di Belcolle.
Era l’aprile del 2012 quando un sessantenne viterbese, diabetico e iperteso, finì in ospedale per una frattura a una gamba.
Nonostante i sintomi di un’infezione, secondo l’accusa, il medico non gli avrebbe prescritto la terapia a base di antibiotici che gli avrebbe salvato l’arto.
Fatto sta che il poveretto, di mestiere netturbino, fu ricoverato d’urgenza in un ospedale di Roma, dove i sanitari sono stati costretti a procedere all’amputazione.
La vittima è poi deceduta per altre cause.
Nel frattempo sono passati sette anni, durante i quali c’è stata una richiesta di archiviazione, cui si sono opposte la vedova e la figlia del sessantenne, parti civili con l’avvocato Roberto Alabiso nel processo che si è aperto dopo il rinvio a giudizio dell’imputato.
E adesso è corsa contro il tempo per arrivare a una sentenza di primo grado prima della prescrizione.
Nell’udienza di ieri, per chiarire il nesso tra l’amputazione della gamba e la condotta del dottore, il giudice Silvia Mattei ha affidato una perizia medico-legale alla dottoressa della Sapienza di Roma, Maria Rosaria Aromatario. Il difensore dell’imputato, avvocato Andrea Gasbarri, ha invece nominato periti di parte il medio della Asl di Viterbo Alessandro Pinnavaia e l’infettivologo di Belcolle Orlando Armignacco.
Il giudice ha quindi fissato la prossima udienza al 18 settembre per l’audizione dei periti.
Silvana Cortignani
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