Viterbo – (sil.co.) – “Queste sono le supposte per te, ti presento lo psichiatra Beretta”. Cera scritto nella didascalia a corredo delle foto di due proiettili, inviate alla ex moglie tramite due messaggi Whatsapp, il 4 e il 5 agosto dell’anno scorso. Da un paio di mesi l’uomo, un istruttore di scuola guida quarantenne, la minacciava di morte: “Pensa a un funerale”, “Se ti sparo vai di nuovo dai carabinieri?”. E ancora: “Mi dicevi che ero pericoloso, sto studiando per diventarlo”.
“Ho scoperto che aveva fatto un corso di tiro a volo”, ha raccontato ieri in aula la vittima, alla prima udienza del processo per stalking all’ex marito davanti al giudice Silvia Mattei. La donna, un’impiegata comunale coetanea dell’ex marito, che si è costituita parte civile, il 9 agosto 2018, terrorizzata dall’escalation di intimidazioni e avvertimenti, ha sporto denuncia ai carabinieri.
Un processo lampo per il quarantenne, sottoposto da nove mesi alla misura cautelare dell’allontanamento e del divieto di avvicinamento. Per lui è stato disposto dal gip il giudizio immediato, sollecitato dalla procura, data l’evidenza delle prove.
L’ex marito aveva fatto un corso di tiro e chiesto il porto d’armi
Due giorni dopo la querela, la sera dell’11 agosto, è scattata la perquisizione domiciliare, disposta dal pubblico ministero titolare delle indagini. A casa dell’uomo sono piombati i carabinieri, che hanno effettivamente trovato, e posto sotto sequestro, la documentazione per la richiesta del porto d’armi. La mattina successiva di buonora, il 12 agosto, il quarantenne sarebbe andato a cercare l’ex moglie sotto casa, su tutte le furie, spaventando a morte la suocera, che ha chiamato i carabinieri, coi quali si sarebbe giustificato, dicendo che c’era stato un equivoco.
I fatti, che hanno coinvolto anche il figlio in tenera età della coppia, si sono svolti in un piccolo comune della provincia di Viterbo. La relazione è iniziata nel 2011, quando entrambi erano trentenni. A marzo 2013 hanno avuto un bambino, il 29 agosto 2015 si sono sposati.
L’inferno a due mesi dalle nozze
“Dopo un paio di mesi è cominciato l’inferno – ha spiegato la donna – ce l’aveva coi colleghi di lavoro, diceva che gli facevano i dispetti, che era stato retrocesso. Attorno a Natale ha cominciato a fare discorsi deliranti, parlava di suicidio. Fino all’11 gennaio 2016, quando si è licenziato e ha cominciato a prendersela con me. Diceva che era colpa mia se si era dimesso”.
In pochi mesi la situazione sarebbe precipitata. “Era fuori di testa, dava da matto. Si sentiva pedinato, pensava che lo spiassero al telefono. Se vedeva passare una macchina era capace di dire che era di qualcuno che lo stava seguendo, come è successo un giorno che stavamo facendo una passeggiata al mare a Tarquinia e ha fatto una scenata”, ha proseguito la donna.
“Una volta che eravamo all’agriturismo di sua sorella, si è convinto che io stessi parlando male di lui coi parenti e che tutti lo guardassero strano perché sapevano cose che lui non sapeva, cioè che io avevo l’amante. A casa ha cominciato a urlarmi contro col bambino in braccio, allora ho chiamato mia suocera al telefono per chiedere aiuto. Senza posare il piccolo, mi ha strappato il cordless dalle mani, lo ha scagliato contro la parete mandandolo in frantumi, poi mi ha scaraventata a terra. E, sempre col bimbo in braccio, mi ha sbattuto due volte la testa sul pavimento con violenza. Sono dovuta andare al pronto soccorso, con cinque giorni di prognosi”, ha raccontato la quarantenne.
Una girandola di psicologici e psichiatri
Un calvario che sarebbe andato avanti mesi. “Lo portavo da psicologi e psichiatri. Loro facevano le diagnosi. Chi diceva manie di persecuzioni, chi disturbo paranoide. Ma lui prima mercanteggiava sulle dosi, poi sospendeva le medicine con qualche scusa. Per cui passavamo a un altro medico. Alla fine i suoi familiari hanno deciso di portarlo da uno psichiatra loro, perché lui diceva che io manipolavo i dottori. Gli ha dato l’ennesima cura, che per qualche mese gli ha fatto effetto, infatti ci siamo riavvicinati, poi ha sospeso pure quella e da quel momento è andata sempre peggio. Fino a luglio 2017 quando ho chiesto la separazione”.
Ultimo atto, le minacce di morte
Da quel momento si sarebbe scatenato un vortice di atti persecutori, raccontati con la voce rotta dal pianto dalla vittima. Fino al clou dell’estate scorsa, quando l’ex marito è passato dalle telefonate, dagli insulti, dai pedinamenti, dalle centinaia di messaggi giorno e notte, alle minacce di morte.
Minacce di morte serissime, secondo l’accusa, vista la frequentazione di un corso di tiro e la richiesta del porto d’armi che, in poche settimane, hanno fatto il paio con i due messaggi Whatsapp del 3 e 4 agosto 2018 con le foto di due proiettili.
Oltre all’allontanamento dalla ex moglie, all’uomo è stato anche vietato di stare da solo col figlio minore, che adesso ha sei anni. Può vederlo solotanto in modalità protetta, una volta la settimana, alla presenza del personale dei servizi sociali.
Tempi stretti per cercare di definire il processo al più presto.
La prossima udienza si terrà il prossimo 12 giugno, presso l’aula 5 della sezione penale del palazzo di giustizia di Viterbo.
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