Viterbo – Tentata truffa alla motorizzazione dove alcuni cittadini di origine pakistana avrebbero tentato di superare l’esame della patente con l’aiuto di un auricolare bluetooth.
Scattata la segnalazione alla polizia stradale, in tre sono finiti a processo davanti al giudice Gaetano Mautone. Ad assistere gli imputati gli avvocati Andrea Danti, Domenico Cardellini e Lucia Paolinelli del foro di Ancona.
In aula sono stati ascoltati diversi testi per cercare di ricostruire la vicenda.
Nel febbraio 2014 il direttore della motorizzazione civile di Viterbo ha fatto una segnalazione al personale della polizia stradale di Viterbo per richiedere un intervento specialistico nella sede dal momento che stava avendo dei sospetti riguardo allo svolgimento di alcuni esami di teoria per il conseguimento della patente di guida di categoria B.
In aula è stato ascoltato il direttore all’epoca dei fatti dell’ufficio alla motorizzazione di Viterbo. Il teste ha cercato di ricostruire la vicenda chiarendo anche il perché dei suoi sospetti. “Era un periodo in cui diversi cittadini pakistani venivano alla motorizzazione per sostenere l’esame della patente B – ha raccontato -. La cosa però era sospetta perché nessuno di loro risiedeva in provincia di Viterbo e anche perché gli esaminandi, pur parlando l’italiano, venivano sempre accompagnati da persone che non conoscevano la lingua italiana”.
Stando al racconto, i cittadini pakistani chiedevano di sostenere l’esame con l’aiuto del supporto audio. Questo è il dispositivo che viene dato in dotazione ai cittadini che non parlano l’italiano per poter comprendere meglio il significato dei quiz. Una specie di audio-guida in cuffia, con una voce pre-registrata, che legge al candidato le varie domande che via via vengono visualizzate sul monitor della postazione d’esame. L’esaminando di volta in volta deve rispondere in modo affermativo o negativo mediante touch-screen.
Il meccanismo della possibile truffa è stato poi spiegato da altri due testi, entrambi sovrintendenti della polizia stradale di Viterbo che pedinarono un soggetto sospettato per poi trovarlo in possesso dell’auricolare bluetooth.
“Siamo stati allertati dal direttore della motorizzazione e così abbiamo deciso di effettuare dei controlli – ha spiegato in aula il primo teste- . Un nostro collega rimaneva in sala durante la compilazione del questionario teorico e due di noi rimanevano appostati fuori la motorizzazione con il compito di seguire i sospettati, una volta terminato il loro esame”.
E così durante tre pedinamenti, di cui uno non andato a buon fine, gli inquirenti si sono resi conto che all’altezza di Via Garbini tutti i sospettati salivano su una Rover che era in sosta ad aspettarli.
Nel pedinamento del 20 febbraio 2014 la polizia stradale ha deciso così di intervenire e di fermare un sospettato nei secondi in cui stava per salire sulla Rover.
Stando al racconto reso in aula dai due testimoni, il sospettato gettava a terra un oggetto che poi si rivelava essere il dispositivo bluetooth. Nella perquisizione successiva erano così stati trovati altri oggetti addosso al guidatore e addosso a un altro uomo che era nella macchina. Tra questi un cellulare con relativa sim, la scatola del dispositivo bluetooth e una somma di quasi duemila euro.
Il metodo della truffa sarebbe stato il seguente: l’esaminando aveva con sé un auricolare, collegato a un cellulare da lui stesso indossato che ne avrebbe potenziato il segnale. L’auricolare sarebbe poi stato collegato via bluetooth con un altro cellulare che faceva ascoltare la voce registrata dell’audio-guida al suggeritore. Quest’ultimo, che stando alle indagini potrebbe essere una persona residente a Brescia, avrebbe fornito così le risposte corrette per il superamento dell’esame.
A emergere durante l’udienza il fatto che “durante l’esame il telefono sequestrato sarebbe stato in contatto per 75 minuti con un numero intestato a un cittadino pakistano”, probabilmente il suggeritore di Brescia.
Gli esaminandi avrebbero pagato fino a duemila euro per sostenere l’esame con l’escamotage.
Al termine delle varie testimonianze il giudice ha rinviato l’udienza al 26 maggio 2020 per ascoltare un altro teste e per eventuale discussione.
Maurizia Marcoaldi
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