Viterbo – Nuovo giro di testimoni, cambia la musica per Ugo Gigli. Secondo i testi dell’ultima udienza, l’ex dirigente 79enne non avrebbe favorito le ditte amiche.
E’ ripreso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei il processo per truffa, abuso d’ufficio, falso e violenza privata in cui sono imputati, a vario titolo, l’ex direttore generale dell’Ater e le dipendenti Antonella Zei e Simona Laureti.
L’ex direttore generale, secondo l’accusa, avrebbe gestito l’azienda pubblica come un bene privato, procurando vantaggi economici a sé, a una cerchia di dipendenti, a parenti e amici.
Nell’udienza del 21 maggio era stato sentito l’ingegnere Giuseppe Tubolino, rimasto in carica solo tre giorni, dal 9 all’11 luglio 2012. Poco, ma abbastanza per fargli dire, tra le altre cose: “Ugo Gigli sceglieva perfino le ditte cui affidare direttamente i lavori i lavori sotto soglia. Non dico che fosse illegittimo, ma che ogni cosa passava da lui”.
Di diverso avviso i testi sentiti nell’ultima udienza, il dirigente che ha sostituito per breve tempo Gigli alla scadenza del mandato e un dirigente del servizio manutenzioni delle ex case popolari.
“Gli incarichi venivano e vengono dati a rotazione, ma può capitare che alcune ditte lavorino di più. Dipende anche dalle esigenze. Se in un periodo servono più interventi idraulici o più interventi in muratura o più interventi elettrici, ovviamente cambia anche il tipo di imprese cui vengono affidati”, è stato detto in aula, spiegando perché su tre milioni, circa un milione sia andato a un numero ridotto di ditte.
“Gli interventi richiesti sono tutti siglati dal dirigente tecnico e dal capo manutenzione, dopo il sopralluogo del geometra, cui spetta anche stilare un preventivo per i lavori. Poi, se i lavori richiesti sono sotto la soglia dei 40mila euro, si procede all’affidamento diretto a una delle imprese. Il sistema è lo stesso con più ditte, il metodo, uguale per tutti: quello della rotazione”, la conclusione.
Silvana Cortignani
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