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Tribunale - Alla sbarra per violenza sessuale un ottantenne, parla la vittima - E' stato denunciato dalla badante quarantenne della sorella

“Sempre con quella mano schifosa pronta a toccarmi dappertutto… “

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Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma 

Viterbo – Ottantenne sotto proceso per violenza sessuale.

Si tratta di un pensionato residente in un centro dell’Alta Tuscia, denunciato dalla badante quarantenne della sorella, deceduta appena due settimane fa, che ieri avrebbe dovuto essere ascoltata come supertestimone dell’accusa davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. 

Presunta vittima una 43enne d’origine romena, che stava attraversando un momento di difficoltà quando, nella primavera del 2017, ha conosciuto la coppia.

“Di notte dormivo alla Caritas, di giorno mi arrangiavo andando di clinica in clinica, di ospedale in ospedale, dove guadagnavo qualche soldo imboccando i pazienti. Alla Salus di Viterbo ho conosciuto il fratello e la sorella, il cui marito era in punto di morte. Quando è deceduto, sono stata assunta per badare alla sorella, per la quale ho lavorato sei mesi, dal 4 maggio al 24 novembre 2017”, ha spiegato.

All’inizio l’anziano, oggi 78enne, l’avrebbe coperta di complimenti, tipo “sei la più bella badante bionda del paese”, che la donna avrebbe preso come battute. “Gli rispondevo che poteva essere mio padre, mio nonno. Veniva a casa della sorella mattina e pomeriggio, mentre lei dormiva, e trovava tutte le scuse per allungare le mani, per toccarmi. Poi il 4 luglio mi ha accompagnato a Belcolle per un intervento e si è scatenato l’inferno”, ha proseguito.

“Quel giorno è cominciato il mio incubo. Durante il viaggio mi metteva continuamente la mano destra sul seno, sulle cosce, e io la scansavo, senza dire niente. Poi mi ha detto che la notte, per fare l’amore con sua moglie, doveva pensare a me, sennò non ci riusciva. Voleva fermarsi in albergo sulla Commenda. Il giorno delle dimissioni, il 7 luglio, ho avuto un malore uscendo dall’ascensore, per cui mi hanno trattenuta tutto il giorno al pronto soccorso. Lui, che era venuto a prendermi e non mi ha trovata, mi ha fatto cercare dai carabinieri. Quando gli ho detto che avrei fatto la convalescenza in una casa presa in affitto apposta, senza dirgli dove, ha fatto una scenata. Pochi giorni dopo me lo sono trovato sulla porta”, ha raccontato.

Ciononostante la donna ha continuato a lavorare per la sorella. “Veniva sette giorni su sette, due e anche tre volte al giorno. Una volta, con la scusa della legna, mi ha fatto scendere in garage e mi è saltato addosso, cercando di baciarmi. Un’altra, al cimitero, ha allungato le mani sul mio sedere, mentre sistemavo la sorella sulla carrozzina. Ha voluto a tutti i costi accompagnarmi dal ginecologo, per un controllo dopo l’operazione, e durante il viaggio mi diceva ‘perché porti sempre i pantaloni e mai la gonna?’, ‘quando guarisce la patatina mia che andiamo in albergo?’. Sempre con quella mano schifosa pronta. Mi seguiva ovunque. In farmacia, al bancomat, all’alimentari. Sentivo dietro di me il rumore dell’Apetto e mi veniva il batticuore. Non l’ho denunciato prima perché la sorella mi supplicava di non farlo, per sua moglie e perché sarebbe stato uno scandalo, una vergogna davanti a tutto il paese”, ha sottolineato.

La 43enne si sarebbe licenziata dopo l’ennesimo bisticcio con l’anziano, per 50 euro stornati secondo lei ingiustamente dallo stipendio. La difesa ha fatto notare al pubblico ministero Stefano D’arma e ai tre giudici del collegio che la presunta vittima, dopo essere venuta via, ha fatto una causa di lavoro, nonostante fosse stata lei a chiedere discrezione in quanto stava percependo l’indennità di disoccupazione. 

In mancanza dell’anziana deceduta, la cui testimonianza si sarebbe rivelata preziosa per il processo, il prossimo 5 febbraio saranno sentiti il comandante della stazione dei carabinieri e altri testi, tra cui quelli della difesa.

Silvana Cortignani


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13 giugno, 2019

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