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Bassano Romano - Appalti truccati e tangenti - Testimonia in aula l'ortopedico siciliano finito nei guai con tutta la sua famiglia

“Il sindaco De Luca chiamava la farmacia comunale la sua creatura”

di Maurizia Marcoaldi
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L'ex sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca

L’ex sindaco di Bassano Romano Luigi De Luca

Bassano Romano – Farmacia comunale di Bassano Romano, è ripreso martedì scorso il processo per corruzione e turbativa d’asta all’ex sindaco 86enne Luigi De Luca. Parte civile il comune, con un conto di un milione e 200mila euro e di una imprenditrice.

In aula uno dei coindagati iniziali, l’ortopedico siciliano finito nei guai con tutta la famiglia, uscito dal processo con l’abbreviato. “De Luca mi disse che la farmacia comunale era per il bene del paese e la chiamava la sua creatura”, ha detto davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. 

Difeso dall’avvocato Enrico Mezzetti, nel corso del processo, più volte De Luca ha chiesto di prendere la parola per rilasciare spontanee dichiarazioni: “Ho sempre fatto il bene del mio paese, sia come sindaco che come medico, lavorando a Natale, Pasqua e Ferragosto, senza chiedere mai un soldo. Volevo solo portare sviluppo a Bassano Romano, dove il 20% della popolazione vive grazie alla Caritas”. 

In aula è proseguita la sfilata dei testimoni. Con De Luca, storico sindaco di Bassano Romano e neurologo in pensione, è imputata l’apirante socia privata Lucia Liberati.

Tra gli altri, è stato per l’appunto sentito l’ortopedico Salvatore Bono, anche lui tra gli indagati iniziali, assieme alla moglie e al figlio, con i quali è stato condannato in abbreviato a pene da un anno e mezzo a due. Sono la famiglia siciliana che nel 2011 si è aggiudicata per 680mila euro il 49% di quote destinate ai privati della società pubblica Farmabassano.

Bono ha parlato dei vari incontri tra i cinque indagati, avvenuti nell’arco di circa sei mesi: a casa della Liberati, nella sala del consiglio comunale e nello studio di un medico del posto.Tutti monitorati dai carabinieri, coadiuvati dalle intercettazioni telefoniche e ambientali sollecitate dal sostituto procuratore Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta. L’ortopedico ha spiegato come le cimici fossero anche nella sua macchina. 

Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al 7 gennaio 2020, per sentire gli ultimi tre testimoni, dopo di che servirà almeno un altro rinvio per la discussione e la sentenza. Tempi dunque ancora lunghi per sapere se l’ex sindaco, quasi novantenne, sarà giudicato colpevole o innocente. 


L’inchiesta 

L’inchiesta della procura è partita il 23 novembre 2011, quando, a una prima gara a metà prezzo, fu presentata una sola offerta, da una società inesistente, in una busta contenente solo due fogli bianchi. Il sindaco, allora, avrebbe sfoderato delle “provvidenziali” lettere dei Bono, pronti alla seconda gara, con base d’asta raddoppiata. Secondo l’accusa, per scongiurare concorrenti. Il supertestimone Giancarlo Torricelli, presente come consigliere di minoranza, sporse denuncia, con l’associazione Orgoglio Bassanese. Dalle intercettazioni sarebbero emersi gli stretti legami di De Luca con la Liberati e la famiglia siciliana, finalizzati, secondo l’accusa, all’inserimento lavorativo della figlia e all’acquisizione anche del 51% di quote pubbliche della farmacia comunale. 

Maurizia Marcoaldi

 


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23 giugno, 2019

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