Viterbo – Raffica di rapine a mano armata nei supermercati, al via il processo ai banditi in nero.
Gli imputati sono due romani di 46 e 55 anni, F.D.P. e M.S., finiti davanti al collegio del tribunale di Viterbo con l’accusa di rapina aggravata e porto abusivo di arma da fuoco.
Nel 2014 avrebbero preso di mira, sempre a mano armata e sempre vestiti completamente di nero, compreso il casco in testa, almeno tre diversi punti vendita nella Tuscia, tra Ronciglione e Vetralla, riuscendo per qualche mese a sfuggire ai carabinieri e alla polizia che si sono immediatamente messi sulle loro tracce.
I due banditi sono stati catturati sul litorale poche ore dopo l’ultimo colpo, messo a segno il 4 luglio 2014 al supermercato Sigma di viale Eugenio IV a Vetralla per un bottino di 5mila euro.
Erano stati ripresi poco prima delle 18 dalla videosorveglianza sia all’entrata, sia all’uscita, mentre scappavano a bordo di uno scooter Yamaha Tmax in direzione Civitavecchia.
In precedenza, secondo l’accusa, avevano messo a segno altre due rapine, una a Ronciglione e l’altra, il 21 marzo dello stesso anno, ai danni del negozio Despar di via Cassia 2, sempre a Vetralla.
In questo caso avevano fatto irruzione nel punto vendita pistola in pugno, vestiti di nero e indossando caschi neri per celare il volto, riuscendo ad arraffare 10mila euro.
L’inseguimento è finito al chilometro 2,800 dell’Aurelia bis dopo due chilometri di folle corsa in un percorso a ostacoli, tra traffico, strada stretta e curvilinea. Nel frattempo, un poliziotto libero dal servizio ha informato la sala operativa della questura di aver trovato uno zainetto sospetto ai margini della strada, nei pressi di Monte Romano.
All’interno, i rapinatori avevano riposto la pistola e il pugnale usati per il colpo e i 5mila euro di refurtiva.
– Rapinatori inseguiti per due chilometri
“Hanno fatto irruzione verso le 19 del 21 marzo 2014, travisati dalla testa ai piedi, vestiti tutti e due di nero e con i caschi in testa, anche i caschi neri, minacciando la commessa a mano armata per farsi consegnare i contanti nella cassa e costringerla ad aprire la cassaforte. La rapina è durata una ventina di minuti, poi sono scappati con circa 10mila euro di refurtiva”, ha spiegato la responsabile del Despar, sentita come testimone alla prima udienza del processo.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, ha invece parlato delle indagini il maresciallo Adriano Marzi, comandante della stazione dei carabinieri di Vetralla, che ha lavorato al caso assieme al nucleo investigativo della compagnia di Viterbo, al personale della squadra mobile della questura e agli agenti del commissariato di polizia di Tarquinia.
“Dopo l’assalto al Despar del 21 marzo 2014, i banditi hanno fatto perdere le proprie tracce. Il 4 luglio, invece, gli autori sono stati catturati il pomeriggio stesso della rapina”, ha spiegato.
Considerato lo stesso modus operandi, gli investigatori nelle settimane successive hanno mostrato le foto della coppia ai testimoni di altri colpi, che li hanno riconosciuti.
“Abbiamo anche confrontato con i filmati delle telecamere della videosorveglianza e trovato ulteriori riscontri verificando il traffico telefonico dei cellulari sequestrati ai fermati attraverso l’analisi dei rispettivi tabulati”, ha proseguito.
Si torna in aula l’8 gennaio, quando è prevista un’udienza fiume, nel corso della quale saranno ascoltati ben dieci testimoni.
Silvana Cortignani
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