Viterbo – Era una delle vie del commercio più belle di Viterbo. Via Saffi. La via Condotti della città dei papi. Oggi, di quello che è stata un tempo la strada degli acquisti di lusso e qualità, quasi un simbolo, resta soltanto un pallido ricordo.
Tutt’attorno una vera e propria “strage” di attività commerciali. I negozi ancora aperti sono 28, i locali in vendita o in affitto, dove un tempo c’erano soprattutto commercianti, sono 24. Persino sul cancello d’ingresso a Casa Poscia, splendida abitazione trecentesca lungo la via, campeggia il cartello “Vendesi”.
Viterbo – Via Saffi
“Dal 2012, quando è iniziata la crisi nera – racconta il ristoratore Domenico Vittori -, hanno cambiato gestione e poi chiuso almeno una ventina di negozi”. In meno di 6 anni.
Domenico Vittori è in via Saffi dal 2010. La sua Spaghetteria ha più di 40 anni. Prima stava in piazza del teatro, poi Vittori ha deciso di spostarsi in via Saffi. “All’epoca – commenta – una delle vie più prestigiose”.
Oltre 320 passi e quasi cinque minuti a piedi. Tanto serve per percorrere via Saffi da un capo all’altro. Da piazza delle Erbe, che apre a corso Italia, a piazza fontana grande, che porta invece dritta a piazza del plebiscito dove ha sede l’amministrazione comunale.
Viterbo – Il ristoratore Domenico Vittori
Partendo da piazza delle erbe la strage delle attività commerciali è subito evidente. Guardando sia a destra che a sinistra il primo tratto della via è quasi tutto in vendita o in affitto. E lì, una volta, c’erano negozi di tutti i tipi. Negozi che hanno chiuso i battenti, probabilmente per sempre. Da piazza delle erbe fino all’altezza di via del collegio, subito dopo palazzo Gentili dove si trovano consiglio e giunta provinciale, i negozi aperti sono 7, i locali rimessi sul mercato immobiliare 11. Addirittura, tra via fontanella di Sant’Angelo e la spaghetteria di Vittori i negozi sono letteralmente scomparsi. Tra questi anche Jadicicco, storico negozio di scarpe… dal 1890. Ha preferito spostarsi al Riello.
Lungo questo tratto di strada, gli ultimi a provarci sono stati un gruppo di imprenditori romani che hanno aperto un locale, affitandone anche altri. Alla fine del 2016. Dopo pochi mesi hanno chiuso.
“I negozi – commenta Vittori – si sono spostati perché era inutile rimanere qua. La gente qui non ci passa più. E le persone non passano più da queste parti perché si sono formati poli commerciali fuori le mura. Adesso gli acquisti si fanno lì”.
Viterbo – Un negozio chiuso in via Saffi
Non va meglio neanche lungo il tratto di strada tra la spaghetteria e Casa Poscia. Qui i negozi aperti sono 8. I locali dove non c’è più nessuno pure. La situazione migliora, se così si può dire, tra Casa Poscia e piazza fontana grande. Tredici attività aperte e 5 locali a disposizione del miglior offerente. Da queste parti, fino a qualche tempo fa, c’era anche la sede del partito democratico. Pure quella è stata chiusa.
“Chi di dovere avrebbe dovuto dividere la città per zone – sottolinea Vittori – garantendo a tutti i commercianti la vivibilità. Permettendo agli abitanti e ai turisti di potersi muovere per tutta Viterbo. Altrimenti, come è successo, si creano soltanto zone morte e zone troppo vive”.
Uno dei negozi che ha chiuso, quand’era aperto, aveva pensato bene di scrivere una citazione di Henry Ford. “Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi – disse Ford – è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo”. Neanche la pubblicità, nemmeno quella è servita.
Viterbo – Casa Poscia
Anche il patrimonio storico di via Saffi è stato abbandonato a se stesso. Significativa la guida “Tuscia. Viterbo, città dei Papi” pubblicata a cura dell’azienda di promozione turistica della provincia di Viterbo in tempi non sospetti. Nel 2009, prima ancora che iniziasse la crisi che, come ha fatto notare Vittori, ha trasformato la via in un “deserto”. Una guida per “aree”, consultabile ancora on line. A via Saffi è dedicato un trafiletto dove si parla solo di Casa Poscia. E basta. In realtà lungo la via c’è un mondo ampiamente sottovalutato. Non solo Casa Poscia, ma anche le chiese dei Santi Giacomo e Martino, la chiesa di Sant’Ignazio, oggi chiesa ortodossa, palazzo Gentili e la sala Anselmi, una volta anch’essa una chiesa, con la sua splendida facciata.
Viterbo – L’affresco distrutto in via Saffi
Per non parlare di stemmi, epigrafi e piccole sculture che di tanto in tanto emergono dai muri. Ci sono anche graffiti più recenti, dichiarazioni d’amore e altro risalenti agli anni ’70 del secolo scorso. Anch’esse storia cittadina. Realtà queste che, se fossero state valorizzate per tempo, avrebbero molto probabilmente attratto turisti da ogni dove. Come, ad esempio, le facciate dei palazzi medievali, in diversi casi ridotte piuttosto maluccio, e un affresco settecentesco, vicino alla scalinata che porta a via Cavour. Raffigura Cristo. L’unico volto che si vede. Tutto il resto dell’affresco è andato perduto. Distrutto da incuria e degrado.
Dal punto di vista turistico via Saffi è stata letteralmente dimenticata.
Viterbo – I cartelli del centro commerciale naturale di via Saffi
Un tempo, circa una decina di anni fa, 33 imprese commerciali della via diedero vita a un centro commerciale naturale. “Viviamo il centro storico”, questo era il nome. Restano solo i cartelloni turistico-pubblicitari appiccicati su una vetrina. Uno di questi riporta anche i nomi delle attività che diedero vita al centro. Molte di loro nel 2011 erano ancora aperte. Oggi, quell’elenco rischia invece di trasformarsi in una lista di caduti. Il centro commerciale naturale aveva anche un sito, www.viasaffi.com, scomparso dalla rete.
Viterbo – Palazzo Gentili
“Non credo ci sia più una via Saffi. Siamo rimasti quattro negozi, si fa per dire, e qualcuno che ha ancora il coraggio di aprire. E’ una tragedia. Uno sta aperto per onor di firma. Tutto è lasciato a se stesso, un degrado allucinante. Ormai – chiude Vittori – di via Saffi non importa più niente a nessuno”.
Daniele Camilli
Multimedia – Fotogallery: La “strage” di via Saffi – Video: Il deserto lungo via Saffi – Il patrimonio storico di via Saffi – La testimonianza di Domenico Vittori
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