Viterbo – Processo e procedura penale si fanno teatro. Ieri mattina al Palazzo di giustizia di Viterbo, in via Falcone e Borsellino. “Il caso di Artemisia Gentileschi”, artista e promessa della scuola caravaggesca vissuta nel XVII secolo a Roma. Stuprata dal suo maestro di prospettiva Agostino Tassi. In casa del padre di Artemisia, Orazio Gentileschi. Sotto gli occhi della governante di famiglia Tuzia, complice della violenza. Uno stupro subito nelle quattro mura domestiche, come spesso avviene.
Viterbo – Maria Antonietta Bentivegna dirigente scolastica del liceo scientifico Paolo Ruffini
Protagonisti della rappresentazione teatrale, splendidamente portata in scena, gli studenti del liceo scientifico Paolo Ruffini della dirigente scolastica Maria Antonietta Bentivegna. Location d’eccezione, l’aula di Corte d’Assise.
Multimedia – Fotogallery: “Il caso di Artemisia Gentileschi” – Video: Il processo
Un evento organizzato grazie alla collaborazione tra il Ruffini, il tribunale di Viterbo, la procura della Repubblica e l’ordine degli avvocati.
Viterbo – Aurora Tirone (Artemisia Gentileschi)
Un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’evento l’hanno avuto Giuliano Migliorati e Silvia Melandri, avvocati del foro viterbese, così come le professoresse del liceo Letizia Caliento, Roberta Corinti e Venere Ferraro.
Una trentina gli attori. Tra loro anche Eugenio Turco e Mauro Ianigro, giudici, e il commissario della polizia di stato Claudio Patara. Ad introdurre lo spettacolo, durato tre ore, anche il presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli, i pubblici ministeri Chiara Capezzuto, nelle vesti dell’associazione nazionale magistrati, e Paola Conti.
Viterbo – Marco Viola (Agostino Tassi)
“Abbiamo voluto avvicinare la scuola al luogo per eccellenza della giustizia. Il tribunale – ha detto Covelli -. Per far sentire gli studenti a casa e a contatto con le istituzioni”.
In aula anche il presidente dell’ordine degli avvocati Marco Prosperoni, il sindaco Giovanni Arena, l’assessora ai servizi sociali Antonella Sberna, Alessandro Sterpa dell’Università degli studi della Tuscia, i comandanti provinciali dei carabinieri, Giuseppe Palma, della finanza, Giosuè Colella, e il questore Massimo Macera.
“Un evento che richiama alla mente quanto accaduto in questi giorni nella nostra città – ha detto Arena – Le ferite di quanto successo sono presenti. Mi auguro che i responsabili siano individuati e puniti”.
Viterbo – Maria Rosaria Covelli
In scena anche il liceo artistico “Francesco Orioli” che ha regalato al tribunale un’opera realizzata dagli studenti. “Un quadro che – come hanno sottolineato gli studenti del liceo – rappresenta i volti della donna, le identità ufficiali e le immagini della figura femminile nel corso della storia dell’umanità”.
“La violenza di genere – ha aggiunto la dirigente scolastica dell’Orioli, Simonetta Pachella – è una piaga con cui combattiamo tutti i giorni. Ci sono tante prevaricazioni e già da piccoli ce ne accorgiamo. Dipende molto da come noi madri tiriamo su i figli maschi e il senso di rispetto che riusciamo a trasmettergli nei confronti di altre donne. Dobbiamo sempre ricordare ai nostri figli che se stanno al mondo lo devono a una madre. E possono avere figli solo perché hanno una donna accanto”.
Viterbo – Gli studenti del liceo “Paolo Ruffini”
La rappresentazione del caso di Artemisia Gentileschi è stata giocata su due livelli. Uno storico, con la messa in scena del processo del XVII secolo, e uno di più stretta attualità. Lo stesso caso affrontato però con le regole di un processo democratico. Il primo “si è concluso – come ha fatto notare il sindaco Arena nel suo intervento – con una stretta di mano tra il padre di Artemisia e il suo carnefice. Una vera e propria umiliazione per la ragazza”. Il secondo con una condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione dell’imputato. Attori protagonisti, Aurora Tirone (Artemisia Gentileschi), Marco Viola (Agostino Tassi), Manuel Fedeli (Orazio Gentileschi) e Irene Proietti Cesarini (Tuzia).
Viterbo – Paola Conti, Simonetta Pachella, Antonella Sberna, Giovanni Arena
“Le vicende oggetto del processo – hanno spiegato all’inizio gli studenti del Ruffini – si svolgono a Roma nel maggio del 1611. A quel tempo la minorenne Artemisia Gentileschi, promessa della scuola caravaggesca, conosce Agostino Tassi. Pittore anch’egli, inizia a frequentare casa Gentileschi e diventa maestro di prospettiva della giovane, su volontà del padre Orazio. Il Tassi entra nelle grazie anche di Tuzia, inquilina di una delle stanze di casa Gentileschi. Sarà propio per mezzo di quest’ultima che Tassi si avvicinerà ad Artemisia. Un giorno, Agostino viene introdotto in casa dalla stessa Tuzia e, proprio in quel frangente, si verifica l’evento oggetto del processo. Tassi violenta Artemisia. Il pittore continua ad avere rapporti con la giovane, convinta che l’avrebbe sposata, ma questa promessa viene disattesa dal fatto che Agostino è già sposato. Solo successivamente, nel corso del processo durato otto mesi, si saprà della morte della moglie per mezzo di una lettera. Il mancato matrimonio riparatore determina la svalutazione della dote del padre di Artemisia che, solo qualche mese dopo l’accadimento, decide di farsi aiutare dall’amico Giova Battista Stiattesi a scrivere ed inviare una missiva al Papa, allo scopo di richiedere la risoluzione della vicenda che ha danneggiato la sua dote. nel contempo l’autorità giudiziaria che dovrà decidere sulla richiesta promossa da Orazio dispone la carcerazione preventiva di Tassi e di Tuzia”.
Daniele Camilli
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