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Tribunale - La vittima sarebbe stata ripresa col telefonino: "Se non mi dai 600 euro, pubblico il filmato sui social"

Ricatta cliente dopo notte di sesso, trans condannato a tre anni e quattro mesi

di Silvana Cortignani
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Ronciglione - Due denunce per induzione alla prostituzione minorile

Ronciglione – Due denunce per induzione alla prostituzione minorile

Viterbo – Ricatta cliente dopo notte di sesso, trans condannato a tre anni e quattro mesi.

Secondo la presunta vittima, un giovane di Ronciglione che aveva voluto regalarsi una notte all’insegna della trasgressione, durante il rapporto, il trans lo avrebbe filmato e fotografato, quindi ricattato, chiedendogli 600 euro per non diffondere foto e video sui social network.

A processo per estorsione davanti al giudice Silvia Mattei è finito un trentenne transessuale d’origine brasiliana, all’epoca domiciliato in un appartamento del capoluogo in via Valle Piatta, al Sacrario, dove il 15 maggio 2017 fa piombarono i carabinieri della stazione di Ronciglione, che assieme alla presunta vittima avevano teso una trappola all’imputato.

“Non ho ricattato nessuno, mi doveva quei 600 euro”, si è difeso due anni fa il transessuale, un ragazzo minuto, comparso in jeans e capelli legati a ciuccio all’udienza di convalida. Il video, a detta sua, non sarebbe stato relativo alla “prestazione”. “Il filmato l’ho girato prima, mentre sniffava la cocaina. Lui si era portato la droga apposta e l’ha presa prima del rapporto, mentre veniva ripreso”. “Dopo il rapporto sessuale, lui voleva fermarsi con me tutta la notte. Io gli ho detto che andava bene, ma che per tutta la notte doveva pagarmi 600 euro. Con sé però non li aveva, mi ha detto che me li avrebbe dati dopo”, ha spiegato il trans, difeso dall’avvocato Andrea Fabbio.

Da quel momento il trans ha fatto perdere le sue tracce. “Non so dove si trovi e come comunicargli l’esito del processo, concluso con una condanna senza prove, dal momento che nessuno ha mai visto il filmato e non sono stati trovati nemmeno messaggi whatsapp. Ritengo ci siano tutti gli elementi per ricorrere in appello, ma spetta all’imputato l’ultima parola. E io, che sono stato nominato d’ufficio, non saprei proprio dove cercarlo”, spiega l’avvocato Fabbio, che ieri ha chiesto l’assoluzione.

Oltre alla vittima, che per la delicatezza del caso ha chiesto di essere sentita a porte chiuse, hanno testimoniato i militari che hanno teso una trappola al presunto autore del ricatto a luci rosse.

“Il giovane è venuto in caserma e ci ha detto che il trans gli aveva chiesto ulteriori cento euro, per cui abbiamo fotocopiato due banconote e lo abbiamo accompagnato all’appuntamento a Viterbo. Non appena è uscito dall’appartamento, siamo entrati noi e abbiamo trovato le due banconote sotto un piatto nell’ingresso-cucina dell’abitazione. Quindi abbiamo proceduto all’arresto e sequestrato il telefonino dove avrebbero dovuto trovarsi sia il video, sia i messaggi scambiati con la presunta vittima. Ma non l’abbiamo visionato, perché era protetto dal pin e il codice di sblocco è stato dato al giudice durante la convalida, quando il cellulare era già tra le prove di reato”, ha spiegato nell’udienza del 20 febbraio il maresciallo Francesco Longobardo della stazione dei carabinieri di Ronciglione.

Silvana Cortignani


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19 settembre, 2019

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