Viterbo – (sil.co.) – Porta la droga al figlio in carcere che la nasconde nell’ano. Lui in quanto assuntore è stato assolto, perché ne avrebbe fatto uso personale. La madre che gliel’ha ceduta all’interno di un istituto di pena è stata invece condannata.
Nonostante la repentinità dell’azione, lo scambio non è sfuggito al personale della polziia penitenziaria che quattro anni fa ha denunciato madre e figlio all’autorità giudiziaria per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dal fatto di essere avvenuta all’interno della casa circondariale.
L’episodio risale alla mattina del 19 agosto 2015 ed è avvenuto nella sala colloqui del carcere di Mammagialla. Madre e figlio erano attenzionati per un precedente analogo, avvenuto nel carcere di Civitavecchia, dal quale il detenuto era stato poi trasferito a Viterbo per motivi di ordine e sicurezza.
Uno dei poliziotti intervenuti, che stava controllando la coppia a distanza, ha raccontato ieri al collegio di avere notato un movimento strano quando alla madre è caduto il tappo di plastica di una bottiglia di acqua che aveva in mano e lui si è chinato per raccoglierlo.
Il giovane, in un battibaleno, mentre si rialzava, avrebbe infilato la mano nei pantaloni, facendo pensare all’agente che si era infilato qualcosa negli slip. Ma negli slip, i due poliziotti che lo hanno sottoposto a perquisizione, non hanno trovato niente.
Come hanno spiegato ieri in aula, è bastata però una semplice una radiografia per individuare subito nel retto la presenza di una massa anomala. Si trattava di un involucro contenente 4 grammi di hashish.
Il pubblico ministero Eliana Dolce, chiedendone l’assoluzione per via dell’uso personale, ha escluso che il detenuto si fosse fatto portare lo stupefacente in carcere ai fini di spaccio, trattandosi di un assuntore, come dimostrato dalla presenza di cannabinoidi all’esame delle urine.
Per quanto riguarda la madre, invece, la pm ha sottolineato la modica quantità dello stupefacente, derubricando in quinto comma, ma, seppure con tutte le attenuanti, ne ha chiesto la condanna, a quattro mesi di reclusione e una multa di 800 euro, con sospensione della pena.
Il tribunale ha condiviso le conclusioni della procura, assolvendo il figlio e condannando a quattro mesi la madre, riducendo inoltre la multa a 688 euro.
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