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Tribunale - Ennesimo processo per una coppia di Civitella d'Agliano - Marito e moglie, sono specializzati nelle compravendite di auto online

Prima la truffa poi la minaccia: “Ti apro come un capretto”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Prima la truffa poi la minaccia: “Ti apro come un capretto”. 

Sono i Bonnie e Clyde della truffa. Una coppia di Civitella d’Agliano gravata da molteplici procedimenti penali per truffa, specializzati, secondo l’accusa, in compravendite di auto online che sarebbero soltanto uno specchietto per le allodole per appropriarsi dei soldi degli ignari “clienti”. Truffatori seriali, sarebbero riusciti a imbrogliare, tra gli altri, anche un medico e un’infermiera di Belcolle, conosciuti durante un ricovero. 

Non passa mese che a carico di marito e moglie non ci sia un processo per truffa. Sempre lo stesso il modus operandi. L’ennesimo si è aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei, in cui le presunte vittime sono una coppia di Bassano in Teverina che ha messo in vendita su subito.it una Chevrolet e un uomo di Rieti che su subito.it pensava di comprare una Chrysler.

Per la vittima della Sabina ha testimoniato il nipote. “Con la scusa dell’impianto Gpl, si sono fatti dare un anticipo di duemila euro, dicendo che dopo pochi giorni la Chrysler sarebbe stata pronta. Mio zio ha venduto la sua vecchia macchina ed è rimasto a piedi, tanto che andavo io a prenderlo alla fermata dell’autobus, perché si muoveva col pullman”, ha detto il giobane.

“Un giorno – ha proseguito – mio zio ha telefonato all’imputato dalla mia macchina col viva voce e lui, a fronte delle sollecitazioni, gli ha risposto che doveva smetterla ‘altrimenti vengo dove sei e ti apro come un capretto’. Lo ha minacciato di morte solo perché gli chiedeva dell’auto, dopo di che è sparito e non gli è rimasto che sporgere denuncia e andare da un avvocato per recuperare i soldi”. 

Per la coppia viterbese è stato sentito il marito. “L’imputato è venuto a vedere la Chevrolet, dicendo che non gli interessava. Dopo un paio di settimane ha telefonato dicendo che l’avrebbe presa e ci ha mandato un foglio del bonifico di 9mila euro. Allora siamo venuti con lui e sua moglie presso un’agenzia di pratiche auto di Viterbo e abbiamo fatto il passaggio. Non ricevendo alcun bonifico, gli telefonavamo e lui ci rassicurava”, ha spiegato.

“Poi ha smesso di rispondere, proprio quando io, passando casualmente davanti a una concessionaria di Orte, ho visto la macchina nel piazzale. Sono entrato e il titolare mi ha detto che l’imputato l’aveva scambiata con altre due vetture, passandomelo lui al telefono. In tutta risposta mi ha minacciato, me e i miei familiari. Ho avuto paura per i miei figli e l’ho denunciato, ma non abbiamo più visto un euro dei 9mila che ci doveva”,  ha concluso. 

Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato all’8 aprile. 


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28 novembre, 2019

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