Viterbo – (sil.co.) – “Non c’entriamo con la sua morte”, chiedono la libertà i datori si lavoro dell’operaio agricolo 29enne d’origine romena schiacciato dal trattore nel drammatico infortunio di cui è rimasto vittima lo scorso 19 giugno mentre caricava legna nei boschi di Soriano nel Cimino.
Dante Presciutti e Zekir Mahmudov, ai domiciliari dal 13 novembre con l’accusa di omicidio colposo, sono pronti a ricorrere al tribunale del riesame di Roma per chiedere la revoca o un alleggerimento della misura di custodia cautelare.
Presciutti è il titolare dell’azienda di Vetralla per cui Dumitru ha lavorato fino al fallimento avvenuto nel 2018, mentre Mahmudov è il vicepresidente dell coooperativa agricola Agripro di Caprarola, datore di lavoro della vittima al momento dell’infortunio, il cui presidente è indagato a piede libero in quanto sarebbe il prestanome di Presciutti, titolare di fatto della ditta.
Difesi dagli avvocati Francesco e Roberto Massatani e Samuele De Santis si sono già difesi durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto venerdì scorso, il 15 novembre, davanti al gip Francesco Rigato. E’ il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo che dopo cinque mesi dalla tragedia ha disposto la misura chiesta dal pm Stefano D’Arma e dal procuratore Paolo Auriemma.
Nel frattempo è stato depositato anche l’esito dell’autopsia sulla vittima. Botan Dumitro, nonostante la giovane età, era sposato e già padre di due bambini, il più grande dei quali un maschio di due anni e mezzo e una femmina di appena sei mesi, rimasti prematuramente orfani del papà.
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