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Tribunale - A processo padre del minore - Non ha rispettato la disposizione del giudice per cui la madre poteva vedere il bambino in ogni momento

“Per parlare con me, mio figlio era costretto a telefonarmi di nascosto la notte da sotto il letto”

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Viterbo – (sil.co.) – Per dieci lunghissimi mesi avrebbe impedito alla ex di vedere il figlioletto di 7 anni, nonostante il giudice avesse disposto che la madre avrebbe potuto vederlo ogniqualvolta ne avesse avuto voglia.

Per questo un italiano residente in un centro della provincia è finito sotto processo davanti al giudice Gaetano Mautone. 

Non avrebbe digerito la separazione dalla moglie, alla quale sarebbe arrivato a dare della “prostituta” davanti al giudice che doveva decidere se affidare il figlio minore all’uno o all’altro genitore.

La donna è stata sentita durante l’udienza di venerdì del processo quando, tra le lacrime e i singhiozzi, ha ricostruito il suo calvario di donna cui per quasi un anno è stata negata la maternità. 

“Il giudice ha stabilito che io potevo vedere mio figlio quando ne avevo voglia, disponendo che stesse a casa con il padre. Ma il mio ex marito, già dalla mattina del giorno successivo, mi ha subito impedito di vederlo. Finché siamo vissuti ancora insieme, per qualche mese dopo la separazione, lo portava dai suoi familiari la mattina e lo riportava a casa solo la notte per dormire. Poi non l’ho proprio visto più, per dieci mesi, fino a quando il giudice non si è espresso diversamente”. 

Vittima il bambino. “Gli avevo comprato un telefonino perché potesse chiamarmi, ma gli è stato tolto. Allora sono riuscita a fargliene avere un altro. Ma aveva il terrore che glielo trovassero e lo buttassero un’altra volta. Per cui mi chiamava di notte, nascosto sotto la rete del letto. Un bambino di appena sette anni, cui era vietato anche di parlare con la sua mamma”. 

Il processo si chiuderà il 23 giugno con la sentenza. 


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30 novembre, 2019

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