Viterbo – “Vogliamo salutarti con un breve pensiero”. Sono gli amici di Manlio Andreocci a prendere la parola, dall’altare, a fine messa. Quella del funerale di Manlio, giovane di 25 anni che si è tolto la vita, nonostante i tentativi disperati di ridargliela. Fino all’ultimo. Lui che voleva fare il medico e di lì a poco quel giuramento, quello d’Ippocrate, che solo i medici sanno quanto costa fatica, l’avrebbe letto. Come i suoi amici. Lì presenti, ieri mattina, alla chiesa del Sacro Cuore al Salamaro, di Viterbo.
“Morire è solo non essere visti”, la voce che legge, davanti a tutti, è rotta di volta in volta da un pianto in stretto rapporto con la responsabilità di leggere fino in fondo e chiaramente l’ultimo saluto, l’addio al compagno di studi e di vita amato da tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Manlio Andreocci
“Se ascoltiamo, la tua voce ci accarezza”, prosegue la lettera. Chi la legge, a nome di tutti, è uno studente universitario. L’accento sembra essere proprio di quelle parti. A Pavia, dove Manlio studiava. “
Risuona ancora allegramente negli spazi ormai tristi l’eco delle tue risa. Parlaci ancora come facevi prima. E non essere triste se lo siamo. Continueremo a chiamarti. Se sorriderai, il senso della vita non sarà mutato, e la sua continuità non sarà mai interrotta”. Se sorriderai, il senso della vita non sarà mutato, e la sua continuità non sarà mai interrotta. Il canto è corale. Il gesto terribile e dirompente. Il silenzio attorno, totale. Una forza antica per contrastarne un’altra. Atavica. Quelle cose lontane nel tempo ma radicate sempre nel profondo delle coscienze.
“Abbiamo avuto il piacere di conoscerti piano piano – ha proseguito il ragazzo la lettera degli amici -. Ognuno di noi ha avuto l’occasione di apprezzare le sfaccettature del tuo carattere e di memorizzare le tue piccole abitudini diventate ormai un rituale all’interno della nostra quotidianità. Grazie alla tua sensibilità riuscivi ad entrare facilmente in sintonia con tutti. Anche solo dopo poche parole o brevi momenti trascorsi insieme”.
Viterbo – I funerali di Manlio Andreocci
Chi, ieri mattina, ha assistito al funerale, aveva poche parole da dire. Perché tutto il resto era occupato dal dolore, che per i familiari si fa strazio. Per gli amici, i gruppi che uno si crea andando all’università, l’esperienza, prima, lontano dalla famiglia e la familiarità di volti e luoghi, per gli amici invece la morte è la vita che si manifesta nel presente sotto forme che iniziano a non contemplare più soltanto speranza e spensieratezza e il mondo diventa veramente un posto dove le cose accadono. Tutte. E a 25 anni si è già uomini e donne, senza più attenuanti. Anche se infanzia e adolescenza risuonano ancora, a tratti, vicine.
“La tua cultura e la tua profonda capacità di analisi – continua la lettera dei compagni di Manlio – emergevano senza sforzo. Anche dalle conversazioni più banali. Così come lo spiccato intuito con cui capivi le situazioni, e la vivace intelligenza con cui proponevi soluzioni ai problemi. Il tuo acuto senso dell’umorismo, massima espressione della viterbesità, ti ha permesso sempre di strapparci un sorriso. Sia nelle belle che nelle brutte giornate”.
Viterbo – Il liceo classico Mariano Buratti
Manlio Andreocci è stato un brillante studente liceale, liceo “Mariano Buratti”. Scuola affatto facile. Dove ancora oggi si forma un pezzo consistente della classe dirigente viterbese.
“Manlio – confida una sua professoressa del liceo – aveva qualità che non erano quelle del solito ragazzo studioso. Lui era ‘oltre’. Le sue capacità riflessive e critiche avevano come humus sensibilità e altruismo. Interagire con lui era un arricchimento”.
Viterbo – I funerali di Manlio Andreocci
Manlio Andreocci era un ragazzo che si stava laureando. Il prossimo anno sarebbe diventato dottore in medicina, per intraprendere poi il percorso di specializzazione. La sua era una famiglia di medici. Un ragazzo intelligente e leale, curioso e vivace. In tanti tratti ed espressioni. Persino “l’acuto senso dell’umorismo”, che il collega di Pavia ha scambiato per “massima espressione della viterbesi”, quando, con estrema probabilità, era una qualità propria di Manlio. In grado di contraddistinguerlo. Restando se stesso.
Il Manlio delle “manliate”, come le ha definite il suo amico. “Momenti di sbadataggine – questa la definizione – che ti portavano anche in situazioni scomode dalle quali, comunque, sei sempre uscito egregiamente”.
Il Manlio che “in questi anni ci ha sempre offerto ospitalità. E stare con te significava sentirsi a casa. Per la naturalezza con cui si poteva parlare di qualsiasi cosa e per l’accoglienza che ci dimostravi, cucinandoci una carbonara e offrendoci, spesso e volentieri, rifugio sul tuo divano”.
Viterbo – I funerali di Manlio Andreocci
“La tua è sempre stata una gentilezza silenziosa che arrivava in punta di piedi e non chiedeva nulla in cambio. Insomma, Manlio, sei una persona che rimane impressa”.
Il ritratto, quello che i suoi compagni di studio hanno dato, di un ragazzo per bene di una famiglia di persone per bene. Una testimonianza che ieri mattina ha saputo farsi anche esempio. Un amore per il proprio figlio coltivato sempre all’insegna del rispetto. Per ogni sua scelta. Anche quella di togliersi la vita, come lo stesso don Luca Scuderi ha voluto ricordare dall’altare parlando dei genitori di Manlio. Ed avere genitori così per Manlio è stato sicuramente un orgoglio. Come Manlio per loro.
Viterbo – La chiesa del Sacro Cuore
“Non è difficile ricordare in modo vivido ogni tuo dettaglio. Come i tuoi versetti in biblioteca – ricordano nella loro lettera gli amici – che spesso si tramutavano in sonori sbuffi che ci facevano sempre ridere. E anche il tuo essere un vero guerriero perché un buon risultato, nonostante le fatiche, lo si portava sempre a casa”. E lo studente di medicina fatica. Un percorso di studi difficile, durissimo. A tratti sofferto. Lo studio è un valore totalizzante, per l’impegno e la presenza che richiede.
Le ore in aula, quelle in ospedale e poi quelle a casa. In piedi e sui libri. La responsabilità e al tempo stesso la necessità di dover affrontare rapporti che sono anche, e necessariamente, competitivi. Ma generano pure profondissimi legami e rapporti di solidarietà difficili da spezzare. E la stima è un tratto essenziale che caratterizza i rapporti tra medici. Assieme ad un modo di fare, tra savoir faire ed ironia, che soltanto i medici hanno. E che ogni volta, se capita di passare per qualche ospedale, fa sempre piacere vedere.
“Ti ringraziamo per questo percorso che abbiamo fatto insieme. Per essere stato un amico, un confidente, un fratello. Un compagno di piccole follie quotidiane, un compagno di studio. Insomma, un compagno di vita. Ti ringraziamo per tutte le cose belle che hai portato nella nostra vita. Per questo, e per tanti altri motivi, occuperai sempre un posto speciale nel nostro cuore”.
Viterbo – I funerali di Manlio Andreocci
“Buon viaggio, Manlio”. La voce è rotta dal pianto. L’addio di un gruppo di ragazzi e ragazze, e con loro i genitori, che, nel ricordo di un loro compagno e figlio, hanno insegnato a tutti, ieri mattina al Sacro Cuore qui a Viterbo, che “amare” è la sola via da percorrere. La sola cosa da fare. “Se sorriderai, il senso della vita non sarà mutato, e la sua continuità non sarà mai interrotta”.
Daniele Camilli
Multimedia – Fotocronaca: L’addio a Manlio Andreocci – Video: “Una persona curiosa che non tollerava le ingiustizie”
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