Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le parole usate da Luisa Ciambella per commentare i lavori dell’assemblea provinciale del Pd di sabato scorso sono, a mio modo di vedere, del tutto fuori luogo.
Per chi, come lei, ha ricoperto il ruolo di presidente di quell’organismo negli anni scorsi, sarebbe giusto innanzitutto il rispetto per un luogo legittimo del confronto e della democrazia. Ma, in fondo, questo fa parte di un modo di porsi e di uno stile personale che non spetta a me giudicare.
Nelle scorse settimane si è svolto il percorso congressuale che ha portato a rinnovare tutti gli organismi dirigenti dei circoli e della federazione provinciale.
Un congresso che è avvenuto nel rispetto pieno dello statuto del partito e del regolamento congressuale.
Certo un congresso non facile. Perché avvenuto dopo circa un anno e mezzo di commissariamento e quindi con l’esigenza prioritaria della ricostruzione organizzativa e politica di una forza come il Pd che, checchè se ne dica, non è affatto scomparsa e, come si vede dalle vicende nazionale, regionale e provinciale, è ancora un perno fondamentale della politica e della democrazia di questo paese e dei nostri territori. Altro che “club privato”.
Ciò che è accaduto è che prima che scadesse il termine per la presentazione delle candidature alla segreteria provinciale, una parte del Pd, “Iniziativa democratica”, ha tenuto una conferenza stampa per comunicare che non avrebbe preso parte al confronto interno.
Quindi quando Luisa Ciambella dice “serviva il confronto dall’inizio” è evidente la contraddizione perché è proprio all’inizio che si sono chiamati fuori.
Ed è oggettivamente difficile confrontarsi con chi, in premessa, si sottrae senza mai chiarire veramente le reali motivazioni di una scelta così grave.
Perché il punto è questo. Ad oggi non è mai stato detto quale sia stato, e quale sia, il reale motivo di impedimento alla partecipazione al congresso.
Manuela Benedetti non la ritenevano una candidatura in grado di unire e rappresentare tutti? Allora avrebbero potuto avanzare un’altra candidatura con una diversa piattaforma politica. Sarebbe stato un contributo comunque importante che avrebbe giovato a tutti.
Alla ricchezza del dibattito e alla chiarezza delle posizioni. Invece no. Invece è maturata l’idea di chiamarsi fuori e aspettare quello che succede e che succederà, magari sperando che le cose vadano male per chi resta e si assume le proprie responsabilità, come se in politica questo ragionamento abbia un senso.
L’aver deciso di non partecipare è stata una scelta impolitica, peraltro per niente coerente con la storia cui Luisa fa riferimento e a nome della quale parla. Quella storia che è stata e continua ad essere un tratto fondamentale della cultura politica del Partito democratico.
Manuela Benedetti ha ripetuto più volte che le porte sono aperte. Per un confronto sincero e costruttivo naturalmente. Ed è ciò che penso anch’io.
Ma, appunto, bisogna essere sinceri e avere la voglia e il coraggio di ripartire. E dire quali sono realmente i problemi e gli impedimenti, quando questi esistono davvero.
Perché solo così si riuscirà a distinguere il dibattito sui contenuti e le scelte per la crescita del territorio da questioni che riguardano la disputa interna al partito che, sarebbe il caso, dopo tutto questo tempo, di mettersi alle spalle.
Alessandro Mazzoli
presidente dell’assemblea Pd
– Luisa Ciambella: “Elezione di Benedetti a segretaria del Pd, sembrava la riunione di un club privato”
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