Vetralla – Al culmine di una lite condominiale, dà del frocio a un poliziotto, gli sfila la pistola Beretta d’ordinanza, lo colpisce col calcio della pistola, gli spezza una gamba e scappa con l’arma.
Protagonisti un 55enne d’origine albanese e un agente residente a Vetralla. che si sono denunciati reciprocamente e sono finiti sotto processo per lesioni davanti al giudice Silvia Mattei. Lo straniero anche per minacce, in quanto avrebbe rivolto l’arma verso il contendente minacciandolo di morte. “Ti ammazzo”, gli avrebbe detto, dopo averlo apostrofato con le frasi: “Frocetto, frocio, sei diventato frocio”. Avrebbe quindi colpito alla testa la vittima col calcio della pistola, poi lo avrebbe preso a calci e pugni, procurandogli una frattura scomposta di tibia e perone con una prognosi di 30 giorni.
Era il primo giugno 2012 e il processo si è concluso nei giorni scorsi con l’assoluzione dall’accusa di minacce dell’albanese, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, condannato a sei mesi per il solo reato di lesioni personali aggravate, in quanto il reato di ingiurie è stato nel frattempo depenalizzato.Per lesioni è stato condannato anche il poliziotto, a un’ammenda i mille euro, difeso dall’avvocato Giacomo Barelli.
“Erano circa le 7,30 quando per le scale si è sentita una grande concitazione – ha raccontato durante il processo un vicino – grida, urla, pianti di bambini. Mi sono precipitato di sotto, senza infilare nemmeno le scarpe. Su una rampa ho visto appoggiato un cinturone con una fondina. Sul portone ho trovato il poliziotto sdraiato per terra con la gamba rotta, che gridava per il dolore. Poco lontano i colpi di una 9 millimetri, la pistola per terra, sangue. Il poliziotto aveva il caricatore in mano, mentre l’albanese era più distante”. La lite condominiale è finita per entrambi al pronto soccorso. L’albanese se l’è cavata con cinque giorni di prognosi. Il poliziotto ne ha avuto per oltre un mese, ma anche lui è accusato di lesioni per avere a sua volta picchiato il vicino di casa.
Un passante avrebbe invece visto l’albanese correre con la pistola in mano, gridare aiuto e accasciarsi a terra davanti a lui, che gli tolse l’arma. E una nonna che portava la nipotina a prendere il pullman avrebbe assistito alla scena dell’uomo che correva, impugnando la pistola. dalla parte dell’albanese si schierò la popolazione e fu avviata una raccolta firme di solidarietà per la gravità dell’accusa di minacce di morte.
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