Bassano Romano – (sil.co.) – Schiavizza le fidanzate, una condanna a tre anni e un’assoluzione.
E’ il trentenne d’origine marocchina residente a Bassano Romano denunciato per fatti simili da due ex, entrambe italiane, una delle quali minorenne all’epoca dei fatti, e per questo sottoposto a un doppio processo.
Il primo processo si è concluso davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei lo scorso 28 maggio, quando il trentenne, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, è stato condannato in primo grado a tre anni (l’accusa ne aveva chiesti sei) per percosse e molestie, reato in cui è stata riqualificata l’accusa di stalking, nonché per violenza sessuale con l’attenuante della minore gravità. Vittima e parte civile una 23enne viterbese, con cui è stato fidanzato pochi mesi tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, alla quale è stato riconosciuto un risarcimento di tremila euro. All’imputato, arrestato il 10 marzo 2018, che ha scontato un anno di carcere a Mammagialla, è stata confermata la misura dei domiciliari rinforzati dal braccialetto elettronico fino al 27 febbraio 2020, data in cui è stata fissata la liberazione.
Il secondo processo – per lesioni, maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e stalking ai danni della minorenne, anche lei di Bassano Romano, con cui ha avuto una contrastata relazione durata un paio d’anni, tra il 2015 e il 2016 – si è invece chiuso martedì con l’assoluzione, sempre davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. Nel frattempo l’imputato è stato perdonato dalla ex fidanzata minorenne, che ha ritirato la querela.
La vittima: “E’ stata mia madre a insistere per la querela”
La giovane, oggi ventenne, ha sostenuto in aula che non voleva denunciarlo ma solo allontanarlo quando, diciassettenne, si è recata con la madre a riferire al comandante dei carabinieri di Bassano Romano, Andrea De Fusco, un’aggressione avvenuta la notte tra il 9 e il 10 febbraio 2016. “E’ stata mia madre a insistere per la querela”, ha detto la ragazza. Ma il processo, data la gravità delle accuse, è andato comunque avanti.
La nonna: “Se le davano tutti e due, ma si volevano bene”
Davanti al collegio sono stati sentiti il padre, la nonna e il compagno della nonna della vittima, nonché il padre dell’imputato. Tutti d’accordo che la coppia non poteva andare avanti: “Stavano sempre a litigare, si pizzicavano sempre”. Si sarebbero aggrediti reciprocamente. “Pure mia nipote non era da poco – ha detto la nonna – se le davano tutti e due, ma si volevano bene”. Quella notte di febbraio di quasi tre anni fa l’avrebbero passata a litigare a casa del padre dell’imputato, da dove il trentenne avrebbe impedito alla giovane di uscire prendendola a calci ogni volta che si avvicinava alla porta. “Finché il padre, stufo, ha detto basta e ci ha cacciati, la mattina successiva”, ha detto in aula la ventenne.
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