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Viterbo - Un risultato storico ottenuto dalla segreteria Uil di Silvia Somigli e dall'ufficio legale del sindacato di Massimo Pistilli

“Scuola, i precari avranno lo stesso trattamento economico di chi è in ruolo”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Silvia Somigli e Massimo Pistilli

Viterbo – Silvia Somigli e Massimo Pistilli

Viterbo - La sede della Uil scuola

Viterbo – La sede della Uil scuola

Viterbo - La sede della Uil scuola

Viterbo – La sede della Uil scuola

Viterbo - Silvia Somigli e Massimo Pistilli

Viterbo – Silvia Somigli e Massimo Pistilli

Viterbo - La sede della Uil scuola

Viterbo – La sede della Uil scuola

Viterbo – Un risultato storico. Una vittoria sindacale. I precari della scuola avranno finalmente lo stesso trattamento economico di docenti e personale amministrativo in ruolo. A deciderlo due sentenze sugli effetti economici dell’essere precario nella scuola pubblica. Sentenze, entrambe della sezione lavoro della Corte di cassazione, arrivate dopo il ricorso della Uil scuola.

“Una sentenza – spiega la segretaria regionale della Uil scuola Viterbo Silvia Somigli – riguarda i docenti precari. L’altra il personale Ata, anch’esso precario. Sentenze definitive che fissano un principio. Tutti i periodi lavorati da precari devono essere utilizzati per gli scatti di anzianità, ossia gli aumenti di stipendio, esattamente come se i precari fossero stati lavoratori in ruolo”.

Nella scuola funziona infatti così. Quando ad esempio lavori 10 anni come precario e poi entri in ruolo, il periodo di precariato viene riconosciuto ai fini dell’anzianità. Ma soltanto i primi 4 anni. Tutto ciò che eccede i 4 anni viene ridotto di un terzo in termini di scatti di stipendio. Ciò significa che, nella normativa vigente e fino alle sentenze della Corte di cassazione, il servizio prestato come precari non viene riconosciuto integralmente, ma è riconosciuto soltanto per i primi 4 anni e poi soltanto per due terzi. In pratica un lavoratore precario che abbia prestato servizio per 10 anni avrà riconosciuti soltanto 8 anni utili. I restanti, nell’esempio fatto due anni, vengono recuperati per i docenti di scuola secondaria dopo 16 anni di lavoro. Per i docenti di infanzia, elementari e insegnanti tecnico pratici dopo 18 anni di lavoro. Per il personale Ata dopo 20.

“Le sentenze prosegue Somigli – stabiliscono che da adesso in poi tutto il servizio lavorato come precari dovrà valere per gli scatti di anzianità esattamente come se fosse stato servizio di ruolo a tempo indeterminato”.

Le sentenze sono di novembre. Un mese fa. E riguardano tutti i lavoratori della scuola, a livello nazionale. Non solo i precari, ma anche il personale entrato in ruolo da 16, 18 e 20 anni che abbia fatto più di 4 anni di precariato.

“Solo per la Tuscia – spiega il legale della Uil scuola Massimo Pistilli – le sentenze potrebbero riguardare circa 500 lavoratori Ata su un migliaio, vale a dire il 50% del personale tuttora in ruolo, e quasi 1500 docenti su 4000 insegnanti, ossia il 40% del corpo docente in ruolo. Per tutte queste persone le segreterie di ogni scuola dovrebbero a questo punto correggere le ricostruzioni di carriera scolastica. Di fatto, rifacendole daccapo, una per una. Mentre il recupero delle differenze stipendiali non pagate potrebbe variare per ciascun lavoratore da un migliaio di euro a 8 mila euro, a seconda del periodo della durata del precariato svolto”.

“Questa sentenza è importantissima – sottolinea Somigli – perché afferma il principio che il lavoro precario non può costare al datore pubblico meno del lavoro in ruolo. Chi è precario, oppure lo è stato, ha finalmente gli stessi diritti e la stessa retribuzione. Tanto più importante perché la vera ragione del precariato pubblico è stato il fatto che costava meno. Con meno scatti di anzianità, meno soldi sullo stipendio e meno contributi in vista della pensione”.

I lavoratori, per beneficiare delle sentenze, dovranno comunque fare ricorso al giudice del lavoro. “Proprio per questo la Uil scuola – conclude Pistilli – ha deciso di cominciare le cause di lavoro. I lavoratori potranno perciò rivolgersi alle sedi territoriali della Uil scuola oppure ai loro refenti sindacali sui luoghi di lavoro”.

Daniele Camilli


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7 dicembre, 2019

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