Viterbo – Tentato omicidio di piazza della Rocca, per l’imputato “la vittima si è accoltellata da sola”.
Al via tra mille difficoltà linguistiche il processo al 32enne pakistano che verso le 22 del 30 giugno 2019 avrebbe accoltellato all’addome, in un’abitazione di via Terzo Reggimento Granatieri di Sardegna, un connazionale. “Avrebbe accoltellato”, perché l’imputato sostiene che la parte offesa si sia accoltellata da sola.
Il fatto di sangue scosse la tranquillità del centro storico una domenica sera di inizio estate.
Presunta vittima di una feroce aggressione un 48enne, che secondo l’accusa avrebbe rischiato la vita. Nel frattempo si è scoperto che, nonostante siano entrambi del Pakistan, imputato e parte offesa parlano due lingue diverse, il pujabi e l’urdu, mentre nessuno dei due parla l’italiano.
Grondante sangue per strada la vittima
Il 48enne, colpito con tre fendenti, scappò sanguinante verso piazza della Rocca in cerca di aiuto, fu ricoverato in codice rosso all’ospedale di Belcolle e sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.
Sul posto, non appena scattato l’allarme, si precipitarono il 118 e la polizia. La scientifica passò al setaccio l’appartamento dia via Terzo Reggimento Granatieri di Sardegna indicato come scena del crimine dal 48enne.
All’interno dell’abitazione, dove convivevano alcuni extracomunitari, furono sequestrati alcuni indumenti macchiati di sangue e la presunta arma del delitto, un coltello da cucina con la lama lunga più di 20 centimetri, anch’esso sporco di sangue.
Il coinquilino della vittima fu arrestato e dal primo luglio è detenuto a Mammagialla. Ieri, a distanza di sette mesi, ha lasciato per la prima volta il carcere per comparire davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, che dovrà giudicarlo per tentato omicidio aggravato, il reato che gli è stato contestato dalla pm Eliana Dolce.
Pakistan multilingue, vittima e imputato parlano urdo e punjabi
L’udienza di ammissione prove è però slittata, in quanto la presunta vittima non sapeva di dover nominare un avvocato e costituirsi parte civile per chiedere un risarcimento dei danni.
L’accompagnatore del 48enne – un uomo dall’aria mite ma deciso a chiedere i danni, che partecipa in Italia a un progetto di prima accoglienza – ha spiegato che il decreto di giudizio immediato è giunto anche alla parte offesa, ma in italiano. Per cui il tribunale ha disposto l’immediata traduzione in urdu, la lingua ufficiale del Pakistan.
Traduzione resa possibile dalla presenza in aula di un interprete pakistano, chiesto nel frattempo dai difensori dell’imputato, avvocati Sabina Fiorentini e Alfredo Perugi, per la traduzione del processo in punjabi. Si tratta della lingua del Punjab pakistano, regione d’origine del 32enne che, essendo analfabeta, conoscerebbe solo la lingua parlata dal suo gruppo etnico di provenienza.
L’udienza è stata quindi rinviata al prossimo 8 aprile – dando così tempo alla parte offesa di nominare un legale di parte civile – per sentire i primi quattro testimoni dell’accusa.
La difesa: “La vittima si è accoltellata da sola”
L’imputato avrebbe sempre sostenuto che il 48enne si sarebbe accoltellato da solo. Al culmine di un litigio per futili motivi, sembra relativo all’uso di un armadio, si sarebbe autoinferto le ferite e poi sarebbe scappato in strada dando a lui la colpa. Decisiva sarà la consulenza medico-legale disposta dalla procura per chiarire la dinamica dei colpi.
Secondo l’accusa, la vittima sarebbe stata colpita: “Almeno tre volte con un’arma da taglio di 20 centimetri nella zona addominale, riportando lesioni consistite in tre ferite, una all’ipocondrio destro di 3 centimetri e altre due al fianco omolaterale di 2,5 e 2 centimetri in regione addominale”.
Per la pm Dolce: “Atti idonei in modo non equivoco a cagionare la morte”. Per il difensore Perugi: “Ferite superficiali, compatibili con la versione dei fatti raccontata dal mio assistito, secondo il quale il connazionale si è inferto da solo le ferite col coltello”.
Silvana Cortignani
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