Viterbo – (sil.co.) – Si rifugia in Italia scappando dall’Ucraina col figlio diciottenne per evitargli di dover partire per la guerra, finisce sotto processo per immigrazione clandestina in quanto priva del permesso di soggiorno.
Era il 19 agosto 2014, nel pieno del conflitto tra il paese dell’est europeo e la Russia che ha fatto milioni di morti tra militari e civili, passato alla storia come la rivolta del Donbass.
Al figlio vengono riconosciuti subito la protezione internazionale e l’asilo politico, non alla madre che quindi sarebbe dovuta rientrare in patria.
Ma la donna, una cinquantenne, non se l’è sentita di lasciare solo il ragazzo, che non aveva un lavoro e non parlava italiano, temendo inoltre di essere arrestata in caso di ritorno in Ucraina per avere aiutato il diciottenne a lasciare il paese.
Ha scelto dunque di restare in Italia da clandestina, salvo sposarsi nel 2016 con un italiano, un viterbese, il che non ha però impedito che la vicenda giudiziaria a suo carico andasse avanti.
Secondo l’accusa, la cinquantenne ucraina, che ora ha la cittadinanza, sarebbe rimasta sul suolo italiano per due anni senza averne il requisito della regolarità.
Il processo, celebrato col rito abbreviato davanti al giudice di pace Fabio Ruffo, si è chiuso ieri, con l’assoluzione dell’imputata, difesa dagli avvocati Vincenzo Petroni e Noemi Palermo. Sei anni dopo la rischiosa fuga dall’Ucraina per sfuggire alla guerra col figlio poco più che adolescente.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY