Viterbo – (sil.co.) – Picchia la madre, condannato a 14 mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. La vittima sarebbe stata aggredita perché chiedeva al figlio di contribuire economicamente alla gestione della casa.
L’uomo, arrestato il 13 gennaio dell’anno scorso in flagrante dai carabinieri, è comparso ieri mattina davanti al giudice Gaetano Mautone che, nonostante la perizia psichiatrica lo abbia dichiarato parzialmente incapace di intendere e di volere, lo ha condannato a un anno e due mesi di reclusione, con sospensione della pena. Il pm aveva chiesto un anno e mezzo.
Di diverso avviso il difensore Guido Conticelli che, chiedendo l’assoluzione o in alternativa la libertà vigilata con misure di sicurezza, ha prodotto una precedente sentenza di assoluzione per totale vizio di mente, sempre per un’aggressione ai danni della madre, in quanto in quel caso lo psichiatra lo aveva dichiarato totalmente incapace di intendere e di volere.
Il pubblico ministero ha sottolineato come non si trattasse di un caso isolato e gli stessi carabinieri, chiamati a testimoniare, abbiano parlato di numerosi interventi in soccorso della vittima. Secondo il consulente nominato dal giudice Mautone, l’imputato soffrirebbe di un disturbo della personalità a causa del quale, al momento dell’aggressione, sarebbe stato parzialmente capace di intendere e di volere, anche se non sarebbe socialmente pericoloso e in grado di stare a giudizio.
La madre gli avrebbe spesso rimproverato il mancato contributo alle spese per le necessità della famiglia, nonostante il figlio possa contare sui soldi dell’accompagno e della pensione. Secondo la donna, sentita in aula lo scorso mese di settembre, si sarebbe trattato dell’ennesimo litigio scaturito dalla solita motivazione: il figlio avrebbe speso per sé tutti i soldi, senza darle nulla per la gestione della casa, nonostante continuasse a vivere in famiglia.
“Non c’è la prova che si fosse installato a casa della madre per assoggettarla – ha sottolineato il difensore – dopo l’arresto in flagranza e la misura, la difficile convivenza con la donna è venuta meno. Il mio assistito si è allontanato dall’alloggio della parte offesa e si è trasferito stabilmente presso l’alloggio popolare che gli è stato assegnato”.
Il giudice gli ha concesso uno sconto di quattro mesi rispetto alla richiesta dell’accusa.
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