Viterbo – (sil.co.) – “Lo sanno tutti che a Mammagialla i lanci di droga li fanno dal campo”, aveva detto lo scorso 8 novembre in aula, difendendo la moglie, un detenuto 32enne finito sotto processo con l’accusa si spacciare in carcere dopo essere stato trovato con un involucro contenente 28 pasticche di suboxone nascosto nella cavità rettale.
Per l’uomo, trasferito nel frattempo da Mammagialla al carcere di Civitavecchia dove sta finendo di scontare una condanna per rapina, il processo riprenderà il prossimo 9 ottobre. Intanto ieri, davanti allo stesso collegio presieduto dal giudice Gaetano Mutone, è iniziato il processo alla moglie, anche lei imputata di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio aggravata dal fatto di avere portato la droga in carcere.
Il pubblico ministero Chiara Capezzuto ha sentito due agenti della polizia penitenziaria, i quali hanno spiegato come ci fossero dei sospetti che il marito detenuto riuscisse a introdurre droga in carcere e come, di conseguenza, si fosse alzata l’attenzione sui colloqui visivi.
“Ho visto chiaramente la donna che passava al detenuto un involucro di colore bianco e lui che con uno scatto fulmineo se lo infilava nei pantaloni. Non sappiamo come abbia fatto a infilarlo nell’ano, ma quando lo abbiamo perquisito addosso non aveva niente, negando con tutte le sue forze di avere mai ricevuto qualcosa durante il colloquio. Siccome però si era visto chiaramente il passaggio dell’involucro, lo abbiamo portato in infermeria, dove è bastato fargli una lastra per vedere lo stesso involucro nascosto nella cavità rettale. Dentro c’erano 28 pasticche di suboxone, per complessivi 18 grammi, che dentro il carcere si vendono a 8o euro l’una, per un valore quindi di 2240 euro”, hanno spiegato i due agenti, testimoni oculari del ritrovamento dello stupefacente nell’ano del detenuto.
Nulla invece a casa della moglie, che è stata arrestata in flagrante.
“Durante la perquisizione domiciliare nell’abitazione di Guidonia Montecelio in cui risultava residente non è stato rinvenuto niente, anche se dubitiamo abitasse lì, dal momento che il frigorifero era vuoto”, hanno detto i testimoni, spiegando che anche la perquisizione personale ha dato esito negativo, ma senza il minimo dubbio che l’involucro trovato nell’ano del marito glielo abbia passato lei durante il colloquio.
La difesa ha chiesto più volte se l’imputata apparisse nervosa, mostrasse segni di squilibrio, fosse ubriaca.
“Assolutamente no, era normale. Anche perché altrimenti non avrebbe superato i tre step necessari per arrivare alla sala colloqui. L’unico nervoso era il marito, che ha provato a negare in tutti i modi di avere della droga addosso”, hanno concluso.
Sentiti i poliziotti, il processo è stato rinviato al primo luglio per la discussione, mentre il 9 ottobre sarà giorno di sentenza per il marito.
Articoli: “Lo sanno tutti che a Mammagialla i lanci di droga li fanno dal campo” – In carcere con 28 pasticche di droga nell’ano
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