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Viterbo - Per il gip "una condotta non abituale"

Padre schiaffeggia figlia, stop dopo due giorni all’allontanamento

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Il tribunale

Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Liti in famiglia pericolose in tempi di quarantena contro il Coronavirus quando, volenti o nolenti, si è obbligati a stare tutti sotto lo stesso tetto.

Ne sa qualcosa il padre che ha schiaffeggiato la figliastra quindicenne ed è stato buttato fuori casa per due giorni. La ragazza, si è scoperto, aveva litigato con la sorella, insultata e presa a calci perchè non la voleva in cameretta mentre studiava.


– Schiaffeggia figliastra, finisce in mezzo alla strada


“Tu chi ti credi di essere?”, le avrebbe detto il padre e lei lo avrebbe mandato a quel paese, beccandosi lo schiaffo. Dopo di che l’uomo se la sarebbe presa anche con la madre, intervenuta per difenderla. Intanto in casa è piombata la polizia.

“Non emergono gravi indizi in ordine all’abitualirà delle condotte maltrattanti”, ha scritto il gip, rigettando il mantenimento della misura chiesto dal pm, ma convalidando il provvedimento preso d’urgenza dopo che la 15enne aveva chiamato in lacrime il 113.

“Il provvedimento è stato legittimamente disposto sussistendo al momento della sua adozione la fragranza dei maltrattamenti i famiglia e delle lesioni e il fine di salvaguardare l’incolumità della persona offesa”, scrive il giudice.

La quindicenne, medicata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, ha riportato a causa dello schiaffo una prognosi di cinque giorni, per “edema palpebra superiore destra e zigomo destro”.

Il litigio tra sorelle è avvenuto verso le quattro di pomeriggio del 26 marzo ed è finito con l’allontanamento del padre per 48 ore dopo che la vittima ha chiamato la polizia.

Nel frattempo si è scoperto che è avvenuto al culmine di una settimana di tensioni in cui tra padre e figlia c’erano stati dei precedenti. Il 20 marzo era stato l’uomo a chiamare il 113 non riuscendo a gestire la quindicenne, mentre il 21 marzo la ragazza aveva giá chiamato Telefono Azzurro per dire che il patrigno era un violento.

L’uomo, un professionista quarantenne viterbese difeso dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi, a causa delle restrizioni per l’emergenza Coronavirus, è rimasto in mezzo alla strada per due giorni, non avendo potuto trasferirsi dagli anziani genitori, essendo gli alberghi chiusi e non avendo trovato alloggi temporanei.

È potuto rientrare a casa sabato pomeriggio, dopo che il gip Rita Cialoni ha rigettato la richiesta del pm di mantenere in vigore la misura dell’allenamento.

La quindicenne, medicata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, ha riportato a causa dello schiaffo una prognosi di 5 giorni, per “edema palpebra superiore destra e zigomo destro”. “Non emergono gravi indizi in ordine all’abitualità delle condotte maltrattanti”, ha deciso il gip.


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30 marzo, 2020

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