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Viterbo - I flashmob per combattere l'isolamento da Coronavirus - Così la gente stringe i denti e spera - VIDEO

Tricolore, fischietti, l’inno di Mameli e quello dei facchini

di Stefania Moretti
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Viterbo - L'applauso dal reparto di Oncologia dell'ospedale Belcolle

Viterbo – L’applauso dal reparto di Oncologia dell’ospedale Belcolle

Bassano Romano - Il monastero di San Vincenzo

Bassano Romano – Il monastero di San Vincenzo

Ronciglione - Il flashmob per combattere l'isolamento da Coronavirus

Ronciglione – Il flashmob per combattere l’isolamento da Coronavirus

Ronciglione - Il flashmob per combattere l'isolamento da Coronavirus

Ronciglione – Il flashmob per combattere l’isolamento da Coronavirus

Viterbo – Applausi, fischietti, coperchi di pentole sbattuti l’uno contro l’altro. E musica dalle finestre. 

L’Italia ha chiamato dai social, Viterbo e provincia hanno risposto.

Stanno avendo successo i flashmob organizzati sul web per combattere la “reclusione” da Covid-19. Alle 12 e alle 18 chi vuole esce in balcone e partecipa a un piccolo show. Parola d’ordine: cantare a squarciagola. Che sia l’inno d’Italia o altri grandi classici. 

Scene a tratti commoventi, in simultanea in molte città del paese, e che raccontano un’Italia che non ne vuole sapere di lasciarsi abbattere. Come se farsi coraggio possa sopperire a quel vaccino che non c’è.


Da Belcolle alle campane del monastero

L’applauso più bello si è levato ieri a mezzogiorno dal reparto di Oncologia di Belcolle, dove la gente è naturalmente allenata a sperare. L’applauso è dei camici bianchi che si intravedono dalle finestre. C’è un’intera nazione con loro, che portano sulle spalle il peso più grande di questa pandemia. Come quell’Atlante della mitologia greca che teneva il cielo sopra di sé. 

Spera Belcolle. Sperano i comuni che, alle 12 e alle 18, diffondono musica dai loro palazzi. Non costa niente: è solo bellezza mischiata a un po’ di fede, intesa come l’arte di saper credere in qualcosa, anche di potercela fare. Il municipio di Corchiano mette Celentano a tutto volume: le note di “Azzurro” si spargono in paese, come pure a Orte scalo, dove anche qualcun altro le ha volute far ascoltare. Da ieri a mezzogiorno, le campane del monastero di San Vincenzo, a Bassano Romano, suonano l’inno di Mameli coi loro rintocchi. Sarà così sempre, finché non cesserà l’emergenza. Puntuali alle 12 per qualche minuto. “Dalla sua posizione, che guarda il paese dall’alto, il monastero farà arrivare il suono del nostro inno nazionale”, si legge sulla pagina Facebook del comune. 


L’inno dei facchini al tramonto 

La Tuscia è bella perché è varia. Da sempre. E ognuno reinterpreta la speranza in modo personale. Per Viterbo è santa Rosa, la patrona che ogni 3 settembre svetta sui tetti della città portata a spalla, in cima alla Macchina.

Alle 18, ieri, da chissà quale finestra viterbese, è partito l’inno del sodalizio dei facchini, l’esercito bianco che, ogni anno, si carica sulle spalle tutte le tonnellate del peso della Macchina. L’emozione è grande: è il tramonto. 

“La fede della santa racchiude una città…”, attacca “Quella sera del 3”. E se c’è un esempio che dalla malattia si può guarire, è proprio santa Rosa: respinta dalle Clarisse perché malata, tornò miracolosamente in forze ed entrò nel terz’ordine francescano. Non c’è limite alla provvidenza, direbbe qualcuno. 


Musica dalle finestre di Ronciglione

A Ronciglione, località Chianello, l’inno di Mameli già risuonava alle 11,57. Pochi ma agguerriti: sui balconi sventolava il tricolore. Qualcuno se l’è messo sulle spalle e ci si è avvolto dentro, come un vestito. 

Coperchi di pentole alla mano, una signora ha iniziato a battere il tempo. I più timidi guardavano. Salutavano. Qualcuno fotografava.

Mameli. Toto Cotugno. Raffaella Carrà. Canzoni per sentirsi più vicini. Su tutte l’inno d’Italia, su quel popolo diviso, “calpesto e deriso”, che ha provato a unirsi per unire il paese. E ce l’ha fatta. 

Messaggi positivi, a dispetto delle critiche dei tanti che, dall’altare dei social, deridono l’iniziativa. Su questo non si può essere tutti uniti. È la storia, del resto, a dirci che neppure nel Risorgimento lo siamo stati davvero. 

Ognuno affronta l’ora più buia a modo suo: chi in preda allo sconforto e chi con fiducia. 

Sui balconi ronciglionesi, il medley torna alle 18. Inno di Mameli ad aprire e poi “Ricominciamo”, “Un’estate italiana (Notti magiche)”, “A mano a mano” di Rino Gaetano. E pezzi più di casa: “Esseri umani” di Marco Mengoni e il “Saltarello” ronciglionese. Un grande classico del Carnevale, sottofondo dei girotondi a tutta velocità nella piazza coperta di coriandoli. 

Il ricordo delle mascherate, da queste parti, è ancora fresco: difficile togliere ai ronciglionesi il loro spirito festoso. Neanche il Coronavirus può cambiare certe cose.

Stefania Moretti


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15 marzo, 2020

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