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L'anniversario - Delitto di Bagnaia - Il ricordo del figlio Gianluca: "Mio padre ci lasciò dopo dieci giorni d'agonia in terapia intensiva" - Dedica alle vittime del Coronavirus un sonetto scritto per il genitore

Massacrato di botte durante una rapina, otto anni fa moriva il professor Ausonio Zappa

di Silvana Cortignani
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Ausonio Zappa

Ausonio Zappa

Gianluca Zappa

Gianluca Zappa

Delitto Zappa - La banda di ventenni autori del delitto

Delitto Zappa – La banda di ventenni autori del delitto

Viterbo – Ricorre oggi l’ottavo anniversario della morte del professor Ausonio Zappa, deceduto all’ospedale di Belcolle il 7 aprile 2012, dopo dieci giorni di agonia in seguito alle gravissime lesioni riportate la notte tra il 27 e il 28 marzo nel corso di un tentativo di rapina nella sua villa di Bagnaia da parte di una banda composta da quattro ventenni romeni arrestati all’alba della mattina successiva. 

Uno dei delitti più efferati commessi nella Tuscia. Questa mattina, su Facebook, il figlio Gianluca Zappa, stimato insegnante del liceo “Mariano Buratti” ricorda il padre, ottantenne, dedicando alle vittime del Coronavirus un sonetto che aveva scritto per il genitore.

Si intitola “Grido”. “Ci fu un grido nell’aria. Giunse il fine e subito riprese un viaggio nuovo il grande avventuriero, oltre il confine di ciò che si vede, come dall’uovo esce il pulcino. Più libero, alfine, che un animale chiuso nel suo covo, più vero, più felice, più affine al suo inizio, rifatto tutto ex novo. Ci fu un grido nell’aria. Fu dolore in prima, poi fu grande pace e nel divino abbraccio fu ristoro. L’estate morirà con un languore d’oro, lo so, ma pensare mi piace che dietro la sua morte arda un tesoro”.

“Anniversario – scrive Gianluca Zappa – oggi quello della morte di mio padre, il 7 aprile di otto anni fa. Morì dopo un’agonia di dieci giorni, una terapia intensiva di dieci giorni, un coma di dieci giorni. Non gli potemmo parlare, proprio come oggi la gente muore sola in terapia intensiva e i parenti si devono accontentare di una bara senza funerale”.

“Lui, per fortuna nostra, il funerale l’ebbe – prosegue – e per grande fortuna sua morì il sabato santo, la vigilia di Pasqua, al culmine della settimana di passione, sul bordo della domenica di resurrezione. Qualche anno dopo ho scritto per lui questo sonetto, che gli dedico oggi e dedico alle vittime del virus”.


Sta scontando venti anni in un carcere romeno uno degli assassini

Risale all’11 settembre 2018 l’ultimo articolo di Tusciaweb dedicato all’omicidio del professore che ha fondato l’Accademia di belle arti: Omicidio Zappa, torna in libertà uno dei pali dell’assassinio

Raccontava di come, a sei anni dal delitto, stesse già usufruendo dei permessi premio e sarebbe uscito dal carcere nel mese di settembre 2018 uno dei due giovani che hanno fatto da palo, mentre stava scontando la sua condanna a venti anni in un  carcere della Romania uno degli autori materiali dell’omicidio. Parenti tra loro, sono i fratelli Daniele Ionel e Cosmin Petrut Oprea, che oggi hanno 33 e 27 anni, arrestati dopo una breve fuga, all’alba del 28 marzo 2012. Il 33enne, quando fu ucciso Zappa, era giunto in Italia solo da pochi mesi.

Cosmin Petrut, il più giovane del gruppo e forse il più feroce della coppia di assassini che massacrò anche a colpi di cric il professore ottantenne, condannato a venti anni, aveva lasciato le carceri italiane per una prigione della Romania, dove era stato disposto che finisse di scontare la sua pena a venti anni di reclusione. 

E’ stato uno dei casi di cronaca nera che maggiormente hanno sconvolto il capoluogo nell’ultimo ventennio. Era la notte tra il 27 e il 28 marzo 2012 quando quattro giovanissimi banditi, tutti attorno ai vent’anni e tutti d’origine romena, uno figlio della domestica di famiglia, tentarono una rapina nella villa di Bagnaia del professor Ausonio Zappa, situata in una zona isolata rispetto alla frazione, lungo la strada Romana.

Due rimasero fuori in macchina a fare da palo, gli altri due fecero irruzione nell’abitazione, massacrando di botte la vittima che, sorprendendoli, aveva fatto il gesto di suonare l’allarme. L’anziano fondatore dell’Accademia di Belle Arti “Lorenzo da Viterbo”, trovato in fin di vita, morì dopo un’agonia di dieci giorni all’ospedale di Belcolle.

Gli assassini furono tutti catturati nel giro di poche ore e condannati in via definitiva dalla cassazione nell’aprile del 2016. Sono stati condannati a venti anni di carcere per omicidio volontario gli autori materiali del delitto: Cosmin Petrut Oprea (oggi 27enne) e Adrian Nicusor Saracil (oggi 30enne). A dieci e otto anni per concorso anomalo i due pali: Alexandru Petrica Trifan (oggi 28enne, il basista figlio della domestica) e Daniel Ionel Oprea (oggi 33enne, fratello maggiore di Cosmin). 


Ancora in corso il processo per i furti e le rapine

La banda, successivamente all’arresto, è finita al centro anche dell’inchiesta “Scacco matto” relativa a una serie di una decina di furti e rapine messi a segno nel capoluogo e in provincia nei tre mesi precedenti l’assalto alla villa di Zappa, undici in tutto, per le quali il processo è tuttora in corso davanti al giudice Giacomo Aauizi con l’ascolto di ulteriori presunte vittime, tra le quali il titolare di una gelateria di Marta, cui avrebbero svuotato il cambiasoldi delle slot machine. 

Saracil e Petrica sono usciti dal processo patteggiando per la rapina a un’anziana di Vetralla un anno e mezzo in continuazione, chiudendo così i conti con la giustizia.

Un’escalation di crimini nei tre mesi precedenti l’assalto alla villa di Zappa. Il 24 gennaio un furto di gioielli in un’abitazione di Viterbo. Il 10 febbraio il furto di una Mercedes a Monteromano, usata il 14 febbraio per un maxi furto di materiale edile a Bagnaia. Il 9 marzo di sei anni fa, a Marta, hanno svaligiato 1270 euro dalle macchinette cambiasoldi di un bar-gelateria. Poi tre scuole: il 1 marzo hanno rubato 2 lettori dvd alla media di Gallese, la sera della rapina a Zappa un proiettore all’istituto “Molinari” di Montefiascone e uno al “Savi” di Viterbo, nonché tre placche d’argento col nome della scuola.

Silvana Cortignani


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7 aprile, 2020

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