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Schiavizzata e brutalizzata per anni dal marito-padrone - La madre dell'imputato: "Mio figlio è pluripregiudicato ma è un buono e tra le vittime di mafia viterbese”

Cuce bocca alla moglie per zittirla ma la suocera le dà della bugiarda, oggi la sentenza

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Remigio Sicilia

Il difensore Remigio Sicilia

Viterbo -(sil.co.) – Talmente violento, secondo l’accusa, da arrivare a cucire la bocca della moglie con delle spille da balia per zittirla. Una ritorsione della donna, secondo la difesa, per vendicarsi del marito che la tradiva. 

Si chiuderà oggi, davanti al giudice Gaetano Mautone, il processo al noto pregiudicato viterbese 39enne finito a Mammagialla alla fine di marzo 2019 con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e sequestro di persona. L’imputato, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, potrà, se vorrà, farsi interrogare in aula o rilasciare spontanee dichiarazioni, dopo di che si passerà alla discussione. Non sarà invece sentita la figlia minore, sul cui ascolto la difesa si era riservata. In giornata è prevista anche la sentenza. 

Lo scorso 11 febbraio, pochi giorni prima che esplodesse la pandemia da Coronavirus, sono state sentite la madre e la sorella dell’imputato, cui nel frattempo sono stati concessi i domiciliari. “Lui si sa chi è, – ha detto la madre 63enne – è un pluripregiudicato, non ha mai lavorato, non si è occupato mai dei figli, assumeva droghe e anche lui una volta beveva, ma è un buono”. 

Ha portato ad esempio quando il figlio, che è tra le 47 parti offese di mafia viterbese (ma non parte civile al processo), nonostante fosse stato picchiato selvaggiamente dalla banda di criminali italo-albanesi, nel maggio 2018, abbia rifiutato il ricovero in ospedale: “Fa sempre di capoccia sua, aveva paura, era terrorizzato, ma ha rifiutato di farsi ricoverare”. 

Hanno negato tutto ciò che di agghiacciante ha raccontato in aula la presunta vittima, una 37enne che solo a febbraio 2019 avrebbe trovato il coraggio di denunciare un calvario che sarebbe durato 18 anni, dal 2001 alla primavera scorsa. Un’infinita serie di violenze, sevizie, soprusi, crudeltà che avrebbe subito da quando è andata a vivere con lui a 19 anni.

Hanno negato, la suocera e la cognata, che lui l’abbia rinchiusa per giorni nel cassettone del divano, che l’abbia costretta a stare nuda sul balcone in pieno inverno, che l’abbia incatenata al letto, bruciata col ferro da stiro, obbligata a bere il ragù dalla pentola e naturalmente che le abbia mai cucito la bocca con le spille da balia.

“Non l’ha picchiata, è caduta dal motorino. La notte tra il 27 e il 28 luglio 2016 non si è buttata dal balcone perché lui voleva menarla, ma per non farsi trovare ubriaca dal marito”, hanno detto in merito ai due ricoveri più eclatanti tra i tanti al pronto soccorso di Belcolle.

Tra le prime cose ad essere state acquisite, i referti che i medici hanno rilasciato alla presunta vittima per le botte subite nel corso degli anni dal convivente. In alcuni le prognosi arrivavano fino a 30 giorni, ma al pronto soccorso la giovane avrebbe sempre giustificato quelle ferite e quelle lesioni come conseguenza di incidenti domestici.

Non le avrebbe puntato una forchetta al collo e intimato di portargli 150 euro entro venti minuti sennò l’avrebbe uccisa. “Se aveva bisogno di soldi, li chiedeva a me”, ha detto la sorella. “Ho venduto un terreno e gli ho dato i soldi, perché volevo che mio figlio si godesse la vita ora che è giovane”, ha detto la madre, negando che avesse costretto la moglie perfino a rubare per la sua continua smania di denaro.


Tusciaweb ha deciso di non rendere pubbliche le generalità e il luogo di residenza dell’uomo arrestato, a tutela della convivente e dei figli minorenni. Ulteriori particolari sull’uomo renderebbero, inevitabilmente, riconoscibili anche la donna e i bambini, già vittime di fatti assolutamente gravi.


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29 maggio, 2020

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