Viterbo – Nel vivo la Fase 2, tribunale blindato contro il virus e pochissime udienze a porte chiuse.
Una ripartenza soft, senza file, né caos in via Falcone e Borsellino nel primo giorno della nuova era. Data storica il 12 maggio 2020 per la giustizia. Che almeno fino al 31 luglio dovrà fare i conti con le limitazioni anti-pandemia della ripartenza.
I primi segnali evidenti della neonata era post-Covid sono i percorsi separati sulla scalinata del palazzo di giustizia. A destra per chi entra e a sinistra per chi esce. Delimitati dalle transenne blu.
Transenne blu, stavolta contro gli assembramenti, si trovano anche nell’ampio spiazzo dietro le cancellate scorrevoli dell’ingresso. Posizionate tipo gli eliminacode delle attrazioni dei parchi di divertimento. Ma ieri mattina presto non c’era ressa. Possono entrare solo gli autorizzati. Ovviamente dopo il passaggio d’obbligo sotto il metal detector, sui quali vigilano due guardie giurate e due carabinieri. Impossibile, a occhio, che si imbuchi qualche infiltrato.
“E’ tutto organizzato, abbiamo i nominativi di chi può entrare, l’orario e dove devono andare. Per ora fila tutto liscio, non ci sono problemi”, spiegava verso le 9 Mirella Casacca, uno degli storici vigilantes che fanno abitualmente servizio al palazzo di giustizia.
I ruoli d’udienza sono appesi all’esterno, in cima alle scale, sulla cancellata. Su un cartellone, come a scuola, dove in bella vista c’è anche il certificato dell’avvenuta sanificazione del 26 marzo. Pochi gli avvocati che vanno e vengono. Anche i processi, come tutto il resto, sono per appuntamento. Si passa solo quando è la propria ora. E l’obbligo di indossare guanti e mascherina scoraggia il via vai e i capannelli. Anche i saluti posto lockdown rispettano il paio di metri delle disposizioni anticontagio. Chi fuma lo fa a debita distanza.
Mascherina pronta da indossare che pende dal polso, si gode l’ultima sigaretta il perito trascrittore Stefano Troncarelli. “Oggi sono di turno in un’aula dove il giudice monocratico ha fissato soltanto tre udienze”, spiega mentre si accinge ad andare a fare il suo lavoro.
La norma, prima della pandemia di Coronavirus, era di ruoli da 40-50 udienze penali al giorno. Una decina-quindici al collegio, ripreso ieri con soltanto due processi “in presenza”, uno per sentire i testi dell’accusa e l’altro una discussione.
Oggi davanti al giudice Silvia Mattei sono previste cinque cause per presunti reati commessi tra il 2015 e il 2018: due per violazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge, una per appropriazione indebita, una per truffa e ricettazione, mentre l’ultima è un caso di stalking.
Dal parcheggio, dove durante la quarantena sono comparsi due posti auto con la colonnina per le auto elettriche, arriva a passo spedito una praticante. E racconta come anche a Viterbo stia montando la protesta. “Il Covid ci ha bloccato la carriera ancora prima di cominciare”, dice l’aspirante avvocata. Li chiamano “nuove toghe in sospeso”.
In tutta Italia ci sono ventimila giovani praticanti avvocati fermi al palo. Bloccati, con uno scritto già fatto e un orale che non sembra essere all’orizzonte. “Si tratta di un’abilitazione, non di un concorso pubblico. Abbiamo chiesto al ministero della giustizia di sbloccare la situazione. Un appello sostenuto anche dall’Aiga, l’Associazione italiana giovani avvocati, che ha chiesto misure certe nelle modalità d’esame per il 2019 e per gli esami 2020”, spiega.
Le altre categorie professionali hanno ottenuto di potersi abilitare con un’unica prova orale a distanza. “Noi praticanti avvocati che abbiamo fatto lo scritto a dicembre chiediamo di essere tutti ammessi agli orali”, conclude. Per lei la ripartenza è senza sorriso.
Silvana Cortignani
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