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Tribunale - Civitella d'Agliano - Al centro del processo una vettura nuova del valore di 16.200 euro - Imputata la moglie, prosciolta dopo quasi otto anni dalle accuse di furto, truffa aggravata e falso

Figlia di anziana regala auto a coppia di badanti in punto di morte, il fratello li denuncia

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Civitella D'Agliano

Civitella D’Agliano

Civitella d’Agliano – (sil.co.) – Fanno da “badanti” all’anziana madre di una donna che in punto di morte regala loro un’auto nuova. Ma dopo un anno e mezzo il fratello della defunta denuncia la coppia e la moglie finisce a processo per furto, falso e truffa aggravata.

La coppia, secondo il fratello avrebbe in qualche modo “circuito” la madre anziana che vive a Civitella d’Agliano e la sorella malata che invece era residente a Roma, riuscendo a farsi fare la cospicua donazione da quest’ultima mentre era sul letto di morte.

Per l’uomo, che si è costituto parte civile, l’imputata avrebbe rubato un assegno alla sorella e lo avrebbe compilato mettendoci la somma di 16.200 euro, spesi per l’acquisto di una macchina nuova il giorno stesso in cui la presunta vittima, il 21 dicembre 2012, è deceduta allo Spallanzani di Roma, dove sarebbe stata ricoverata in stato di sedazione ormai da qualche giorno. 

Il processo, dopo ben due perizie grafologiche disposte dal tribunale e una di parte, si è chiuso soltanto ieri, a distanza di quasi otto anni dai fatti, davanti al giudice Gaetano Mautone.

Il magitrato, sentita la difesa, ha assolto con formula piena l’imputata dall’accusa di truffa aggravata, mentre non è più riconosciuto come reato dalla legge il falso (per la presunta compilazione dell’assegno, peraltro non dimostrata dalla perizia, secondo cui la firma della presunta vittima è invece autentica) ed è caduta anche l’accusa di furto, per difetto di querela, in quanto avrebbe dovuto presentare la denuncia la defunta, in quanto parte offesa, e non il fratello.

L’avvocato Corrado Cocchi, difensore dell’imputata col collega Michele Mancini, ha spiegato perché, secondo loro, il fratello si sia accorto tardi del regalo fatto dalla sorella all’imputata. “Presumibilmente perché lui, che vive a Rimini, non andava quasi mai a Civitella d’Agliano a trovare la madre ottantenne, a differenza della sorella, che però abitava a Roma”, ha detto al giudice.

“La madre della presunta vittima e la mia assistita – ha proseguito illegale – si sono conosciute al centro anziani del paese, hanno fatto amicizia ed era lei col marito che dava i passaggi all’anziana a Viterbo in auto se aveva bisogno di sbrigare delle commissioni. Sempre col marito, inoltre, l’aiutavano nel giardinaggio e nel bricolage. Quando, a novembre 2012, la figlia, una signora romana molto benestante, con due conti in banca e proprietaria di diversi immobili, ha rivelato alla madre, cui l’aveva tenuto nascosto, di essere malata e si è ricoverata prima al San Camillo e poi allo Spallanzani, erano sempre loro, e non il fratello, ad accompagnarla in ospedale dalla figlia”.

“Durante uno di questi viaggi, l’auto della coppia si è rotta e il meccanico ha detto che non valeva la pena aggiustarla. Allora venivano fino alla stazione di Viterbo con una vecchissima auto dell’ottantenne e poi la accompagnavano a Roma in treno. La figlia, quando lo ha saputo, ha voluto comprargli lei un’auto nuova. Era benestante e poteva permetterselo. Loro all’inizio hanno detto no. Poi hanno accettato, hanno fatto fare un preventivo presso una concessionaria di Viterbo, lei gli ha fatto un assegno e hanno comprato la vettura nuova. Il caso ha voluto che gli sia stata consegnata il 21 dicembre 2012, proprio nel giorno in cui la poveretta è morta”, ha concluso Cocchi. 

Moglie e marito avrebbero poi continuato a occuparsi dell’anziana, il cui figlio a luglio 2013 si sarebbe accorto dell’assegno da 16.200 euro fatto dalla sorella ai “badanti”, sporgendo querela a maggio 2014, un anno e mezzo dopo la morte della sorella. Ieri, a sei anni di distanza, la sentenza di proscioglimento, alla cui lettura erano presenti sia la presunta parte offesa che la coppia. I coniugi, prima di lasciare il tribunale, hanno abbracciato commossi i difensori. 


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24 giugno, 2020

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