Viterbo – Mancano soltanto due giorni all’esame di maturità. Un appuntamento importante per qualsiasi studente. Il via il 17 giugno alle 8,30 per una prova insolita quest’anno. L’emergenza Covid-19 ha infatti imposto ritmi diversi e una nuova organizzazione. L’obiettivo raggiunto è quello di un colloquio orale da tenere però in totale sicurezza. Accantonate le prove scritte, l’ultimo colloquio con i professori avverrà a 2 metri distanza. Mascherina sul volto, da abbassare soltanto durante la prova. Tra le misure poi da non dimenticare l’igienizzazione. A spiegarci l’esame di stato in tempo di Coronavirus è Massimo Bonelli, preside del liceo scientifico Ruffini di Viterbo e dell’istituto Colasanti di Civita Castellana.
“Una volta terminato il colloquio – spiega Bonelli – il computer e la postazione dello studente verranno igienizzati. Accanto a ogni aula dell’esame, è stata organizzata un’altra stanza dove potrebbero essere assistite le persone che eventualmente si sentono male”.
Ancora molti punti interrogativi invece per il ritorno in classe a settembre. Bonelli, che è anche delegato dei dirigenti scolastici di tutta la Tuscia per la predisposizione del piano dei trasporti e, quindi, il referente per la Cotral, spiega che “per organizzarsi sarà necessario aspettare le linee guida per la ripartenza”.
Come verrà organizzato quest’anno l’esame di maturità?
“Quest’anno le commissioni sono 5 al Ruffini e 5 al Colasanti. Ci siamo organizzati in modo da dividere e distanziare le aule dove verrà sostenuto il colloquio. Le stanze sono infatti o su piani diversi o in edifici diversi. E, se sono nello stesso piano, c’è il massimo della distanza possibile. Per esempio al Ruffini c’è una commissione nel plesso del Borgognoni. Un’altra nel palazzo storico del Ruffini, in via della Verità. E altre 3 a piazza Dante. Nelle due scuole ho avuto il vantaggio di avere due sedi con la possibilità di ingressi separati.
I colloqui saranno calendarizzati per non creare assembramenti. In ogni aula i banchi tra i professori saranno a una distanza di due metri e anche quello del candidato sarà posto alla stessa distanza dalla commissione. Tutti indosseranno la mascherina e poi il candidato potrà levarla al momento dell’esposizione. Sono state predisposte delle colonnine con i gel igienizzanti e saranno igienizzati i tappetini all’ingresso per pulire la suola delle scarpe.
Una volta terminato il colloquio, il computer e la postazione dello studente verranno sanificati. Dobbiamo infatti prevedere un quarto d’ora di tempo per la pulizia tra l’uscita del candidato e l’entrata del nuovo. Ogni giorno viene anche igienizzata la stanza della commissione.
Accanto a ogni aula dell’esame, è stata organizzata un’altra stanza dove potrebbero essere assistite le persone che eventualmente si dovessero sentire male. Non sarà necessario misurare la temperatura degli studenti perché i ragazzi con l’eventuale accompagnatore, uno soltanto a candidato, dovranno portare un modello di autocertificazione che gli invieremo per mail. Dichiareranno così di non avere avuto problemi di salute di recente.
Non è stato facile organizzare tutto in sicurezza. In totale ci sono 10 quinte al Ruffini e 9 al Colasanti. 5 commissioni al Ruffini. 5 al Colasanti, di cui una in comune con il Midossi. Per ogni commissioni sono 2 classi. Abbiamo impiegato una decina di giorni per organizzarci. Un mio grande ringraziamento va ai tecnici e ai collaboratori scolastici che sono stati indispensabili”.
Come hanno reagito gli studenti a questa tipologia d’esame?
“Alla fine gli studenti sono stati molto contenti perché avevano paura fino all’ultimo di sostenere l’esame da remoto. Fare l’esame online sarebbe stato un dispiacere. Ho parlato con i rappresentanti di istituto e posso dire che in generale i ragazzi sono stati contenti di poter rivedere i professori per un ultimo colloquio”.
La ministra dell’Istruzione Azzolina ha proposto ai professori, pur non avendo formulato la richiesta per iscritto, di concentrare una parte del colloquio su come i ragazzi hanno vissuto l’emergenza Coronavirus. E’ previsto questo approfondimento?
“Sicuramente verrà fuori il discorso collegandolo magari alle scienze. Si potrà poi parlare di cittadinanza e costituzione al tempo del Coronavirus, magari analizzando il distanziamento sociale e cosa ha comportato. Potrebbe anche essere avviata una discussione sui diritti costituzionali che ci sono stati limitati in questo momento di emergenza. Sicuramente il tema verrà fuori in un discorso un po’ ampio”.
Le linee guida per la ripartenza a settembre non sono state ancora rese note. Ma c’è già un’idea su come tornare in aula?
“Questo è un grande punto interrogativo. Io penso che a settembre le scuole dell’infanzia e le scuole primarie debbano per forza ripartire. Questo perché i bambini che stanno a casa da soli sono un problema serio per la gestione delle famiglie dal momento che il lavoro sta ripartendo. Per i ragazzi delle superiori il discorso è un po’ diverso. E questo anche perché il problema fondamentale per questa fascia d’età sono i mezzi di trasporto. Non ci sono ancora soluzioni chiare per settembre. Inoltre molte scuole non hanno possibilità di fare lezione all’aperto. Difficile poi gestire i ragazzi durante la ricreazione. Complicati anche gli ingressi nei bagni. Direi che dobbiamo aspettare ancora le linee guida per capire come organizzarci. Forse avremo un’idea dopo ferragosto. Credo sarà difficile averla prima”.
Ai sindaci potrà essere assegnato il ruolo di commissario ed effettuare con urgenza interventi sugli edifici scolastici. Si sta smuovendo qualcosa in questa direzione?
“Diciamo che comuni e provincia sono collaborativi, ma anche loro non hanno idee chiare da un punto di vista operativo. A Civita Castellana stiamo ultimando un importante e grande campagna di messa in sicurezza delle aule. La provincia ha stanziato 180mila euro e sono state rifatte tutte le porte di sicurezza, quelle ignifughe e dei laboratori. Questo è stato l’unico lato positivo del Covid perché, avendo la scuola senza ragazzi, abbiamo potuto lavorare tantissimo. Questo intervento però era stato stanziato prima del Covid. Per il Ruffini alcuni lavori di messa in sicurezza erano già stati fatti precedentemente. Posso dire che in generale le istituzioni si muovono”.
Lei è anche delegato dei dirigenti scolastici di tutta la Tuscia per la predisposizione del piano dei trasporti e, quindi, il referente per la Cotral. Ci sono novità a settembre per l’organizzazione dei mezzi in relazione allo spostamento dei ragazzi pendolari di tutta la provincia?
“Bisogna aspettare le linee guida per la ripartenza di settembre. La Cotral fornirà un servizio in base alle esigenze. Bisogna capire come viaggiare e come le scuole si organizzeranno”.
Maurizia Marcoaldi
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