Vitorchiano – (f.b.) – “Se l’asfalto fosse stato asciutto la Twingo non avrebbe sbandato in quel modo. Se invece di viaggiare a 90 km/h non avesse superato i 70 km/h l’incidente poteva essere evitato, o almeno limitare le sue tragiche conseguenze”. Tanti “se”, pesanti come macigni, aleggiano sulla dinamica dello schianto del 13 febbraio del 2013 sulla Vitorchianese, nel quale perse la vita la piccola Irene Raimondo, di appena 4 anni (fotocronaca).
Ieri al processo che vede indagato il titolare di una ditta spargisale, con l’accusa di non essere passato a gettare il sale sull’asfalto, hanno testimoniato due periti: l’ingegner Carlo Giannuzzi e il collega Marco Licci. Entrambi hanno effettuato sopralluoghi e studi sul luogo dell’incidente, esaminato la macchina distrutta e la documentazione relativa al contratto che la ditta dell’imputato aveva stipulato con la provincia di Viterbo.
“La Twingo ha sbandato sicuramente anche per via del ghiaccio che c’era sulla strada – ha spiegato l’ingegner Giannuzzi -. Se l’asfalto fosse stato asciutto la macchina non sarebbe finita fuori strada e non si sarebbe schiantata in quel modo. Forse poteva sbandare un pochino, tagliare una curva, ma non capovolgersi così, distruggendosi”.
Alla guida di quella Twingo c’era Victoria Ludovico, la mamma della piccola Irene morta nell’incidente. Tra gli aspetti da approfondire nel corso del processo ci sono anche i suoi comportamenti al volante: quanto andava veloce? Come aveva assicurato la bambina alla macchina? Gli pneumatici della Twingo erano adeguati?
Difficilissimo dare una risposta chiara a tutti i quesiti.
“L’urto è avvenuto a 60 km/h – ha precisato l’ingegner Giannuzzi – e i miei calcoli mi fanno presumere che prima della frenata la velocità fosse di 90 km/h circa. Se la macchina avesse viaggiato a 20 km/h in meno forse non sarebbe andata fuori strada. Anche gli pneumatici non erano del tutto adeguati: davanti c’erano quelli invernali, ma dietro no”.
Lo schianto è avvenuto la mattina, quando mamma Veronica era in viaggio per portare Irene all’asilo. Erano giorni gelidi, la sera prima aveva nevicato in quasi tutta la Tuscia. La strada era ghiacciata. Ma anche il modo in cui Irene era stata sistemata a bordo non era corretto.
“La piccola stava nel sedile anteriore e senza seggiolino – ha continuato Giannuzzi -. La cintura di sicurezza pare fosse agganciata, ma se anche la bimba l’avesse indossata, considerando il suo piccolo corpo e il fatto che non c’era il seggiolino, questa non sarebbe bastata a trattenerla dall’urto. Va detto, però, che quando la Twingo ha sbandato e si è capovolta ha subìto i colpi peggiori nel lato destro e in tutto il posteriore. Quindi si può ipotizzare che se anche la bambina fosse stata nel posto giusto e sul seggiolino adatto avrebbe comunque potuto avere conseguenze importanti. Non è escluso che potesse lo stesso perdere la vita”.
Ma se una delle “colpe” principali ce l’ha avuta il ghiaccio, il punto è: la ditta spargisale era passata? E se no, perché? “Se ci fosse stato il sale, il ghiaccio non si sarebbe formato – ha concluso Giannuzzi – o se ci fosse già stato lo avrebbe sciolto”.
Affermazioni che vengono in parte messe in discussione dall’altro perito, quello della difesa: Marco Licci.
“Intanto c’è da dire che il sale ci mette del tempo ad agire – ha sottolineato Licci -. Se poi viene sparso in tarda serata e poi nella cuore della notte il clima è di nuovo gelido può riformarsi. E’ il caso di quella notte. La ditta spargisale doveva coprire un’area di 124 chilometri. Aveva nevicato e ghiacciato ovunque e visto che c’era da liberare le strade dalla neve sulla Cimina, la Vitorchianese è stata fatta per prima, presumibilmente verso mezzanotte. Dopo però ha continuato ad essere freddissimo, quella zona è molto umida e si crea il fenomeno cosiddetto della galaverna, uno strato di brina o nebbia gelata. C’era l’allerta meteo in corso, tutti sapevano che aveva nevicato. Se la macchina fosse andata più lentamente non ci sarebbe stato quel tragico epilogo…”.
Il processo è stato rinviato a fine luglio per ascoltare due geometri della Provincia di Viterbo, per l’esame dell’imputato e per la discussione finale.
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