Ischia di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – Appena qualche giorno fa il direttore generale di Talete Alessandro Fraschetti, dalle pagine di Tusciaweb, denunciava nella Tuscia picchi elevatissimi di consumo di acqua potabile, evidenziando i possibili rischi (cali di pressione e di portata specialmente per un certo tipo di utenze) e ricordando come la risorsa idrica potabile vada utilizzata “esclusivamente per gli usi consentiti, con esclusione dunque di innaffiamento di giardini pubblici e privati, lavaggio automezzi ecc..”. Richiamando insomma tutti ad una gestione dell’acqua potabile responsabile e sostenibile.
Preoccupante invece la situazione nel paese di Ischia di Castro dove dall’amministrazione in carica, dietro alle nostre precise richieste, arriva una risposta secondo la quale: “la differenza di quantitativo di acqua tra quanto fatturato da Talete e quanto consumato dagli utenti è pari al 60% circa”. In altre parole dal “contatore” di Talete entrano a Ischia, e ci vengono fatturati, 100 litri di acqua potabile (per esempio), ma il Comune fattura agli utenti finali, in base ai consumi, soltanto il 40%!
Il restante 60% va però comunque pagato a Talete e il suo costo ricade indiscriminatamente su tutti i concittadini ischiani, con maggior danno proprio per coloro che pagano puntualmente le proprie utenze. Ma tutta quest’acqua potabile dove va a finire? Al riguardo di questo “spreco” o comunque “sparizione”, ancora nella risposta fornita ufficialmente alle nostre domande si legge: “si ipotizza che 35% circa sia dovuto a rotture sulla rete idrica comunale… il 15% per uso pubblico ed il 10% per prelievi abusivi non autorizzati”.
Di fronte a questa situazione, non possiamo non farci delle domande:
Gianpietro Mignani
Fabio Alesin
David Lodesani
Consiglieri di minoranza di Ischia di Castro
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