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Il giornale di mezzanotte - Tribunale - Vetralla - Condannato a un mese l'imputato - Era accusato di minacce aggravate

“Mi ha rincorsa con l’accetta”, ma poi non l’ha colpita

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Carabinieri

Sul posto i carabinieri

Vetralla – (sil.co.) – “Mi ha tirato un coltello e poi inseguita con l’accetta”. Ma la vittima non è stata colpita e l’imputato portava le stampelle. Condannato a un mese, era accusato di minacce aggravate.

L’accusa aveva chiesto due mesi, ma il giudice Gaetano Mautone, sentita la vittima e i testimoni, ha dimezzato la pena infiggendogli un mese. Sul capo dell’uomo, però, penderebbero altri procedimenti, in cui è indagato, tra le altre cose, anche per violazione di domicilio e violenza sessuale, sempre ai danni della stessa vittima che lo ha più volte denunciato.

Parte offesa una 37enne che, durante l’interrogatorio di ieri, ha rivelato: “Anche ieri sera ce lo siamo trovato sul tetto con l’accetta. Subisco violenze da cinque anni, mi ha anche violentata”.  

Tra vittima e imputato c’è stata una “simil convivenza”, fatta più di bassi che di alti, iniziata nel 2015. L’episodio dell’accetta risale al 16 aprile 2018.

Avevano cenato in casa con un amico e fatto qualche brindisi di troppo, quando per l’ennesima volta si sarebbero trovati a litigare per futili motivi.

“L’amico ci provava con me e lui invece di difendermi mi ha aggredito, come faceva sempre”, ha detto la parte offesa, che si sarebbe voluta costituire parte civile ieri, ma avrebbe dovuto farlo in sede di ammissione prove, per cui non ha potuto.

Una deposizione incerta quella della donna. “Abbiamo litigato in casa, dove mi ha tirato un bicchiere di vino e un coltello, poi mi ha rincorsa fuori, mentre scappavo, ha afferrato l’accetta per tagliare la legna in giardino e correndomi dietro me l’ha puntata, me l’avrebbe sferrata in mezzo alla testa se non mi fossi scansata appena in tempo”, ha raccontato, ammettendo di avergli tirato nel frattempo una sassata per difendersi. 

E’ emerso però che l’imputato aveva avuto qualche tempo prima un incidente, era stato ricoverato a lungo ricoverato in ospedale, dormiva ancora nel letto ospedaliero e soprattutto faticava a deambulare e portava ancora le stampelle.

“Lo abbiamo trovato in casa claudicante e con le stampelle, inoltre è di corporatura molto robusta”, ha spiegato uno dei carabinieri del radiomobile di Viterbo intervenuti due anni fa nella frazione di Tre Croci. 


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18 luglio, 2020

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