Viterbo – “Subito un provvedimento che faccia partire la scuola in presenza e in sicurezza”. Sono diversi i nodi da sciogliere per Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil scuola. Argomenti che richiedono un intervento rapido per salvaguardare il settore. Lotta al precariato, confermare la classificazione in aree professionali, portare a completamento l’unità dei servizi, istituire i posti di area C ed in questo contesto regolare meglio la sostituzione del Dsga e ancora ridefinire il profilo dell’assistente tecnico per poterlo estendere ad ogni ordine di scuola, costituire un’area di assistenza socio sanitaria a supporto delle politiche di inclusione degli alunni disabili non autosufficienti e molto altro.
Iniziamo con giudizio sulla situazione attuale.
“Scuola e università – dice Somigli – sono le leve del cambiamento, non possiamo sacrificarle. La scuola in particolare è il pulsante per riattivare l’ascensore sociale che ora è stato bloccato. Una scuola che continua ad essere mortificata, mentre è in grado di annullare le distanze sociali. Gli insegnanti stessi sono mortificati con particolare accanimento nei confronti dei precari che fanno funzionare le scuole da anni e vogliono continuare a farlo. Tutti insieme vogliono contribuire alla rinascita della classe dirigente del nostro paese. Faremo, investiremo, stabilizzeremo: sono verbi del mantra del ministero. Uno storytelling teso a rassicurare che la scuola incomincerà, in presenza, a settembre. Rassicurazioni che aiutano il buon umore e alimentano la speranza, tuttavia i nodi verranno al pettine e ci accorgeremo, magari troppo tardi, che si poteva e si doveva intervenire diversamente”.
Quali misure da adottare per le scuole?
“Occorre un protocollo di intesa per il rientro e un tavolo politico di confronto sul precariato. Le misure che il Cts, centro di supporto territoriale, sta mettendo a punto funzioneranno se ci sarà un fattore fondamentale a supportarle: un clima positivo nelle scuole che ora non c’è. Le scuole stanno andando avanti da settimane con un progressivo fai-da-te. C’è preoccupazione e gli istituti reagiscono in difesa, cercando di fare prima e di fare meglio. Alcuni hanno già acquistato la fornitura di mascherine utilizzando risorse proprie. Siamo al paradosso di una competizione fra istituti che non aiuta l’intero sistema”.
Siete d’accordo sul fatto che ci sia uno screening sulle scuole?
“Sì, ma ci chiediamo se si farà un campione o si tratta di una misura che riguarderà tutti. Noi siamo per la seconda ipotesi. Su questo tema il Cts ha dato conferma che i test sierologici rapidi a tutti il personale saranno fatti dai medici di base. Per quanto attiene ai soggetti fragili, la questiona sarà oggetto del protocollo che si andrà a firmare”.
Altro punto di attenzione è quello delle date del rientro.
“Alcune regioni stanno andando in ordine sparso e servirebbero indicazioni più puntuali. Nella nostra Provincia c’è una particolare attenzione e sensibilità da parte dell’assessore Stelliferi che sta facendo un ottimo lavoro sinergico con i sindacati e i dirigenti scolastici. Il tema centrale, però, resta quello del personale: non possiamo permetterci di aprire le scuole e non avere gli insegnanti nelle classi e il personale negli istituti. Vogliamo continuare a ribadire che serve un provvedimento legislativo che consenta di avere in classe questo personale. Vuole dire avere un progetto e un programma per la ripartenza. Un patto per la scuola che non può andare in tilt, perché è un settore troppo delicato.
Non vogliamo immaginare quello che è facile accada e cioè una circolare che parte dal ministero verso le direzioni regionali, che fanno un loro provvedimento che viene inviato ai presidi che fanno una circolare a scuola. Ognuno convinto di andare nella direzione giusta. Come è stato fatto con gli esami di maturità, il sindacato ha preso delle responsabilità per consentire gli esami in presenza. In modo analogo, serve un progetto che veda le persone coinvolte. Le persone della scuola sono persone che collaborano, sono pronte a fare insieme, ma vanno rassicurate e motivate: si devono sentire parte del progetto e non numeri da comporre. Non ci si può sottrarre alle regole della scienza. Serve un’educazione per metterle in pratica a scuola. E ci vuole la responsabilità del ministero”.
Una parola: precariato.
“Ci vorranno due anni per svolgere i concorsi, serve dunque un provvedimento legislativo, che dia seguito a quanto stabilito dalla legge, per avere gli insegnanti in classe a settembre e per gli Ata e i Dsga facenti funzione. Le forze politiche di maggioranza e opposizione hanno dato il consenso ad un tavolo politico di confronto sul precariato. Mettiamoci intorno a questo tavolo e troviamo una soluzione.
Non si può essere solo informati, bisogna trovare soluzioni. Risolvere problemi. Decidere. Abbiamo il dovere di tutelare il personale e lo facciamo con il dialogo. Abbiamo bisogno di continuità, non di estemporaneità.
I posti per le immissioni in ruolo si avranno all’esito dei concorsi e quindi in data incerta, mentre è certo che i posti chiesti in autorizzazione al Mef (circa 80mila sono quelli comunicati oggi dal ministro) non saranno coperti per mancanza di aspiranti, dopo l’annuncio del ministro dell’Istruzione.
La conclusione è che a settembre ci saranno ancora centinaia di migliaia di precari, e che andranno considerati i tempi per reclutarli. L’altra certezza è che in classe non ci saranno tutti i docenti. Bisognerebbe credere ad un miracolo della digitalizzazione – che potrà sì abbreviare i tempi – ma abbiamo grandi perplessità sulla loro presenza nei tempi canonici dell’avvio di anno scolastico. Si era ancora in tempo per pensare ad un provvedimento, urgente, per immettere i 36mila precari con un concorso per titoli ed esame finale”.
Che fare quindi?
“Revisione dei profili professionali in ottica di valorizzazione e qualificazione del personale attraverso istituti contrattuali già noti da rendere flessibili, fruibili e adeguati ai nuovi bisogni delle scuole. Parliamo delle seconde posizioni economiche Ata, dei passaggi di qualifica, dei tecnici da assicurare ad ogni scuola del primo e secondo ciclo (la scelta in tal senso fatta a seguito della pandemia va portata a sistema) della attivazione degli organici per l’area C e per l’area AS.
Un’ottica generativa di opportunità da consolidare con scelte in sede contrattuale, partendo da istituti che, seppure con alcune criticità, hanno dato risultati incoraggianti, consentendo alla scuola di funzionare. Siamo ancora in tempo per rimediare con un provvedimento legislativo che, oltre ad adeguare le norme sugli organici, riveda almeno i parametri di composizione delle classi prime, il superamento del turn-over per consentire di coprire tutti i posti disponibili e vacanti del personale Ata, lo stanziamento delle somme necessarie per l’adeguamento edilizio, il superamento delle reggenze sia per i Dirigenti che per i Dsga”.
I rappresentanti dell’Aran hanno annunciato una sessione ad hoc dedicata all’istituzione di un’area socio-sanitaria per l’assistenza ai disabili gravi, cosa ne pensa?
“La Uil scuola resta in attesa, perché per garantire a questi alunni il diritto allo studio è necessario assicurare loro – prioritariamente – quello alla salute, attraverso l’impegno di personale specializzato. La ricognizione normativa chiesta dalla Uil scuola attesta il mantenimento della situazione antecedente l’adozione del decreto legislativo 66/2017. Restano ancora da individuare competenze e responsabilità dei diversi soggetti istituzionali coinvolti per evitare semplificazioni che avrebbero conseguenze sugli alunni disabili negando loro il diritto all’assistenza qualificata”.
L’ordinamento Ata?
“Può essere sistematizzato superando i blocchi decennali della contrattazione e della mancata applicazione di alcuni istituti contrattuali fondamentali per rendere il lavoro degli assistenti, dei collaboratori e dei Dsga il più rispondente possibile alle nuove esigenze. Non sempre le semplificazioni sono compatibili con la complessità del lavoro svolto nelle scuole, conseguente alle numerose istanze sociali.
Non va perso di vista infine il ruolo della contrattazione di scuola nella definizione di ambiti, orari di servizio e contributo alla comunità educante grazie a cui il personale trova la propria specifica dimensione professionale. Per La Uil Scuola le revisione dei profili deve portare a dei risultati concreti. Stanziare, già dalla prossima legge di bilancio le risorse per intervenire sulla qualificazione dell’organico Ata. Non propaganda per nascondere la polvere sotto il tappeto, ma fatti. Concreti”.
E’ stato appena eletto il nuovo segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri.
“Apprezzo la persona e ciò che potrà rappresentare per il percorso politico-sindacale della Uil all’interno del quale la Uil scuola è un comparto importante e decisivo. A lui, i miei auguri d buon lavoro”.
Che cosa ci attende?
“E’ ora del tutto evidente che, aver fatto saltare l’accordo sindacale sui precari, rappresenta un errore che avrà ripercussioni negative sull’avvio dell’anno scolastico già martoriato dal precariato e dalla pandemia.
Non saranno i banchi di nuova generazione, né l’adeguamento edilizio che pure sono indispensabili, ma sarà la presenza di personale stabile a fare la differenza. Servono misure urgenti. Nell’ultimo incontro al ministero dell’Istruzione per definire il protocollo della sicurezza, abbiamo rivendicato un provvedimento legislativo che metta mano a tutte queste incongruenze e ritardi.
Ovviamente serve il presupposto che non c’è: un ministro che apra un tavolo di confronto senza pregiudiziali di sorta e metta in campo un provvedimento che faccia veramente partire la scuola in presenza e in sicurezza. Nelle altre amministrazioni pubbliche si procederà alla stabilizzazione di migliaia di precari, nella scuola, dove si trova un precariato patologico, no”.
Paola Pierdomenico
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