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Cassazione - Tentata estorsione - Minacciava un commerciante e la moglie per farsi dare 56mila euro

“Ti prendo la testa e la macello”, condannato in via definitiva a tre anni e quattro mesi un 64enne

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 Argint Costica

Argint Costica

Viterbo – (sil.co.) -“Ti prendo la testa e la macello”, avrebbe minacciato un commerciante viterbese.

Il 31 gennaio 2012 era stato condannato in primo grado dal tribunale di Viterbo a quattro anni e mezzo di reclusione per fatti risalenti al 2007.

Il 25 febbraio scorso la cassazione ha annullato la sentenza d’appello del 13 dicembre 2017, impugnata dalla difesa di Argint Costica, ma solo limitatamente al reato di tentata estorsione perché estinto per prescrizione –  eliminando la relativa pena di anni uno e mesi 2 ed euro 300 di multa – rideterminando la pena finale per il reato di estorsione consumata in anni 3, mesi 4 ed euro 600 di multa. 

Pena definitiva, a distanza di otto anni dalla condanna di primo grado e a tredici anni dalla denuncia, per il 64enne romeno Argint Costica, accusato di estorsione nei confronti di un commerciante viterbese che avrebbe minacciato con frasi tipo: “Ti prendo la testa e la macello”.

La vittima ha sporto denuncia a fine 2007. I fatti contestati sono avvenuti a novembre e dicembre 2007 e l’11 gennaio 2008. Alla polizia il commerciante raccontò di essere entrato in società con un 44enne di Vitorchiano, che versò, all’inizio, 20mila euro. Gli affari, però, andavano male. E quando i due decisero di interrompere il rapporto societario, il 44enne pretese dal commerciante la restituzione di 56mila euro, anziché 20mila. 

L’imputato Costica sarebbe intervenuto in un secondo momento, minacciando il commerciante a più riprese e in diversi modi. Prima presentandosi al negozio della moglie del commerciante con fare intimidatorio. Poi facendosi consegnare una tranche da 500 euro in un bar e mostrando al commerciante un proiettile.

“Lo vedi questo? – gli avrebbe detto Costica – ti sparo alle ginocchia”. Alternando apparenti rassicurazioni, del genere “ricordati che sono tuo amico”, a minacce inequivocabili, come quella che emergerebbe dalle intercettazioni: “Ti prendo la testa e te la macello”.

Fino all’arresto del 44enne e di Costica per tentata estorsione e estorsione consumata in concorso, nel febbraio 2008, nell’ambito dell’operazione Sergei (pseudonimo di Costica) della squadra mobile. Il primo giudicato col rito abbreviato.

La difesa, il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile, ha contestato tra l’altro come le cambiali sottoscritte dalla persona offesa non sarebbero state rinvenute presso l’abitazione di Costica, il quale avrebbe agito al fine di recuperare una somma oggetto di una pretesa economica che era convinto essere legittima.

“Il reato -ricordano i giudici nelle motivazioni pubblicate il 30 giugno – è contestato come commesso in concorso con il 44enne, il cui coinvolgimento risulta provato dal rinvenimento di due delle cambiali presso la propria abitazione, e con altre persone rimaste ignote che in almeno una occasione accompagnarono il ricorrente presso l’attività commerciale della persona offesa”.

E ancora: “La qualificazione giuridica attribuita ai fatti dai giudici di merito è corretta. Come evidenziato da entrambe le sentenze di merito il ricorrente ha richiesto il pagamento di 56mila euro a fronte di un presunto credito di 20mila euro. Credito che, inoltre, in assenza di prova sul punto, non risultava né certo né tanto meno esigibile. Circostanze queste che escludono in radice la sussistenza del presupposto di cui all’art. 393 cod. pen. Le modalità minatorie utilizzate (come evidenziato ad esempio dalla sentenza di primo grado con il riferimento al proiettile mostrato dall’imputato alla persona offesa pronunciando la frase “ti ammazzo”), d’altro canto, evidenziano la sussistenza dell’elemento psicologico, cioè della piena consapevolezza che la richiesta si riferisse ad una somma non dovuta o comunque diversa e sproporzionata rispetto a quella originariamente vantata dal 44enne”.


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13 luglio, 2020

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