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Orte - Migranti fuggiti dal centro di accoglienza - Il sindaco scrive di nuovo al Viminale: "Situazione insostenibile"

“O il ministero ci ascolta o ricorreremo a misure drastiche”

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Angelo Giuliani

Angelo Giuliani

Orte – (s.m.) – “Ci sentiamo abbandonati e maltrattati. Manca la giusta attenzione nei nostri riguardi e non credo che lo meritiamo”. Il sindaco di Orte Angelo Giuliani parla a nome di almeno una parte della comunità che amministra. Ma il malcontento è lo stesso dei colleghi di Proceno e Valentano, i primi cittadini Cinza Pellegrini e Stefano Bigiotti, scavalcati anche loro, non avendo saputo né per tempo né con precisione dell’arrivo di migranti sul loro territorio.

A pochi giorni dal trasferimento di un gruppo di cittadini di Bangladesh e nordafrica da Valentano ai centri di accoglienza L’Airone di Proceno e Carpe Diem di Orte, praticamente all’insaputa dei sindaci, la storia si ripete.

Ieri tre cittadini egiziani e tunisini sono scappati dal Carpe Diem. Uno era negativo al Coronavieus e aveva concluso il periodo di quarantena precauzionale; gli altri due facevano parte del gruppo degli otto migranti trasferiti da Valentano a Orte. Negativi anche loro al tampone, ma avrebbero dovuto rispettare la quarantena cautelativa come da protocollo, invece sono scappati. La notizia è apparsa su alcuni giornali prima ancora che il sindaco di Orte ne avesse conferma. 

“Non è corretto – dice Giuliani -. Queste notizie generano allarme sociale prima ancora che le istituzioni avvertano il sindaco, il comune e chi vive sul territorio. Mi pare evidente che qualcosa non ha funzionato e che le scelte fatte all’insaputa della cittadinanza non sono un bel modo di rispettarla. Ma quello che è più sconcertante è che davanti al Carpe Diem c’era un presidio di pubblica sicurezza”.

Carabinieri h24 per scongiurare problemi di ordine pubblico sia davanti alla struttura di Orte, sia a presidio del Cas di Proceno, dove Giulio Cuore, presidente della società Ospita che gestisce il Cas, si è rivolto anche alla vigilanza privata.

“Se nemmeno controllare è più sufficiente – prosegue Giuliani – significa che i controlli attuali non bastano più. Ne servono altri, perché i carabinieri fanno tutto il possibile ma sono in pochi. Noi chiediamo l’apertura di un commissariato o comunque un incremento delle forze dell’ordine per presidiare il territorio. Domani invieremo un’altra nota al ministero dell’Interno. Se non ci ascoltano, prima o poi lo dovranno fare. Siamo pronti anche a misure drastiche o proteste eclatanti”.

È la seconda comunicazione che Giuliani inoltra alla titolare del Viminale: due giorni fa la prima lettera aperta a Luciana Lamorgese, con richiesta di “intervento ispettivo urgente”.

“Si precisa – è scritto nella nota alla ministra dell’Interno – che da notizie apprese dalla stampa al sottoscritto risulta che i migranti sarebbero stati trasferiti dalla struttura di Valentano alle strutture di Orte e Proceno nel momento in cui erano già stati sottoposti a tampone e prima dell’esito dell’accertamento, ciò costituendo un comportamento che denota grave negligenza e incuranza, se non violazione di norme imperative, rispetto ai rischi sanitari che potrebbero derivare dal trasbordo di persone infette e in grado di contagiare una moltitudine di persone alloggiate nelle stesse strutture”.

Ai migranti trasferiti da Valentano a Orte e Proceno, il tampone sarebbe stato fatto solo al loro arrivo nelle due strutture. Non prima. Sicuramente non a Valentano. Giulio Cuore, gestore del Cas di Proceno, sostiene che non sia stato fatto nemmeno al momento dello sbarco ad Agrigento. “Qui è stato l’errore, ma noi che possiamo farci? Abbiamo chiesto il test immediatamente”, ha spiegato Cuore a Tusciaweb. Per Giuliani è ancora peggio: “Se fosse vero sarebbero state portate in giro per l’Italia persone che non si sapeva neanche se erano positive o negative al Covid. È normale un azzardo come questo da parte dello Stato? Per me no. E comunque ripeto: non è normale neanche che non conosciamo i dettagli di questo trasferimento”. 

Per il sindaco di Orte il Carpe Diem non rappresenta un problema in se, come per chi ne chiede la chiusura. La questione è più ampia. “Il territorio è vasto – osserva -. Su una popolazione di novemila persone circa duemila sono straniere, la maggior parte concentrate a Orte scalo. Molti sono integrati, altri invece non si comportano come dovrebbero, da chi urina addosso agli alberi a chi spaccia o sporca. Non è una questione di razzismo, è solo che certi comportamenti vanno fermati ma non sappiamo come. Questo genera un malcontento che esplode incontrollato a ogni singolo episodio. Per non parlare dei subaffitti irregolari o di tutta una serie di problemi che vanno gestiti con risorse che, purtroppo, non abbiamo. E non parlo solo dei carabinieri o della polizia locale sotto organico, ma anche a livello di assistenza sociale non si riesce a soddisfare i bisogni di tutti”.

Orte rischia di diventare una bomba sociale pronta a esplodere. Quindi l’ultimatum alla ministra Lamorgese. “Abbiamo bisogno d’aiuto perché la situazione è diventata insostenibile – conclude Giuliani -. O ci ascolta o troveremo il modo di farci ascoltare”. 


– Due migranti in quarantena scappati dal centro di accoglienza


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3 agosto, 2020

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