Montalto di Castro – “Una sigaretta spenta male e buttata nel secchio”. Ci sarebbe questo e nient’altro all’origine del rogo che ha bruciato gran parte della struttura esterna dell’hotel Margherita di Montalto di Castro giovedì sera. A raccontarlo è il titolare dell’albergo, Giovanni Nardini, che in poche ore ha visto andare letteralmente in fumo otto anni di duro lavoro e anche di grandi soddisfazioni nel campo dell’ospitalità e dell’intrattenimento nella cittadina del litorale viterbese.
“Ebbene sì, è partito tutto da un banale mozzicone di sigaretta che non si era spento bene – spiega con franchezza Nardini – e che, mentre era ancora acceso, è stato buttato nella pattumiera fuori al terrazzo di una stanza al terzo piano”.
Nella sua voce c’è un po’ di amarezza, ma nemmeno un briciolo di rassegnazione. Giovanni Nardini, proprietario dell’hotel in largo Clitunno fin dalla sua costruzione, ha già in mente i lavori da fare per ripartire il prima possibile. Lavori che non dovranno aspettare molto, visto che già a metà di questa settimana la procura dovrebbe togliere i sigilli all’albergo, dando quindi la possibilità ai proprietari di poterci rientrare.
“Il rogo è stato impressionante – racconta Nardini -, ha impegnato moltissimi vigili del fuoco e ci ha spaventato. Ma in realtà la situazione è molto meno grave di quello che sembra. L’incendio ha avvolto l’esterno dell’hotel, ma la struttura portante e gran parte dell’interno hanno retto benissimo”.
Da fuori lo spettacolo è a dir poco spettrale, ma l’apparenza può ingannare la vera entità del danno. A bruciare, infatti, è stato in particolare il rivestimento dei balconi dei tre piani, sul lato rivolto verso la pineta. Dall’altra parte, e dentro, le fiamme non ci sarebbero neanche arrivate.
“Il problema, come hanno già chiarito anche i vigili del fuoco – prosegue Nardini – è che la struttura esterna era rivestita di legno non ignifugo. Lo stesso materiale che viene usato in molti alberghi d’Italia. Era un normalissimo rivestimento da esterno, tutto a norma di legge, ma in una situazione del genere ha fatto sì che le fiamme si propagassero a una velocità esagerata”.
Per questo non è bastato l’intervento immediato dei pompieri del distaccamento di Tarquinia e l’arrivo a stretto giro dei colleghi di tutta la Tuscia, di Grosseto e di Civitavecchia.
“La macchina dei soccorsi si è mossa in maniera eccellente – prosegue Nardini -. Così come anche tutto il personale, i miei collaboratori, che ringrazio di nuovo. Io non dò colpe a nessuno, anzi so bene che tutti hanno fatto il massimo. Pure perché altrimenti le cose potevano mettersi molto peggio e invece nessuno è rimasto né ferito, né intossicato e la struttura portante ha retto benissimo. Accontentiamoci di questo…”.
Ecco, dunque, come sarebbero andate le cose. In una delle stanze al terzo piano un mozzicone di sigaretta non spento del tutto avrebbe incendiato prima il secchio in cui era stato buttato, poi le fiamme si sono allungate sul balcone fatto di legno e plexiglass. In pochi attimi l’incendio è diventato inarrestabile. E oltre a salire verso l’alto come accade in ogni rogo, il fuoco è sceso anche in basso perché il plexiglass infuocato gocciolava di sotto.
“Sembra tutto assurdo – chiarisce Nardini – eppure è andata così. Se nella camera in questione ci fosse stato qualcuno si sarebbe evitato tutto quanto. Se un ospite avesse notato la prima fiammella, l’avrebbe spento di corsa e via. E invece…”.
Invece il caso ha voluto che tutto succedesse mentre la stanza era vuota e la gran parte degli ospiti a cena. “La camera era chiusa con il sistema di sicurezza a tessere magnetiche tipica degli alberghi – racconta ancora il titolare dell’hotel Margherita -. L’incendio si propagava indisturbato e quando ci si è accorti era già tardi. E’ iniziato un fuggi fuggi di persone impaurite. Non era semplice in quei frangenti trovare la chiave giusta nella bacheca, andare su, aprire e spegnere il rogo. Qualcuno ha provato anche a buttarla giù di forza quelle porta, ma è stato impossibile…”.
Ed è proprio però la resistenza di quel tipo di porta che è valsa anche la salvezza di tutto il resto dell’albergo. “Grazie a quelle protezioni tagliafuoco – prosegue Nardini – l’incendio è rimasto circoscritto a una sola ala della struttura e, in particolare, alla sua parte esterna. Dentro tutto è salvo, o quasi”.
Impossibile per ora fare una stima dei danni. Anche perché al momento l’albergo è sotto sequestro. Ma pare che i sigilli saranno tolti entro martedì o mercoledì al massimo.
“Appena potremmo rientrare ci daremo da fare per la ripartenza – dice fiducioso Nardini -. Dispiace tanto, tantissimo, perché la stagione stava andando molto bene. Eravamo pieni fino al 29 agosto e dovevano dire di no alle nuove prenotazioni. Ora invece è tutto finito bruscamente. Ma non ci diamo mica per vinti! Faremo quello che c’è da fare: mobili, cartongessi, quello che serve, e ci auguriamo di essere di nuovo in pista per la stagione 2021”.
Gli ospiti dell’hotel Margherita, le forze dell’ordine, i soccorritori e gran parte dei cittadini di Montalto di Castro hanno fin da subito solidarietà ai proprietari, rimboccandosi le mani come hanno potuto. Anche la sera stessa.
Ma nei giorni successivi non è mancata qualche polemica, qualche velata insinuazione, che Nardini non accetta e rimanda al mittente.
“Ho letto tantissimi messaggi di stima: di chi ci si è trovato lì quella sera e di chi è stato nostro ospite anni fa e ci ricorda ancora con affetto – conclude Nardini -. Ma ho letto anche cose veramente brutte. Illazioni senza alcun fondamento in cui si parlava di estintori non funzionanti, attrezzature non a norma o, peggio, battute infelici sulla copertura assicurativa o addirittura sulla malavita organizzata.
Sono parole che fanno male, perché evidentemente vengono da chi non capisce il lavoro che c’è dietro a una struttura del genere. Cattiverie belle e buone o valutazioni senza fondamento, fatte da chi non accende il cervello prima di parlare…”.
La risposta a tutto questo, l’hotel Margherita l’ha data con un’immagine sul suo profilo facebook venerdì pomeriggio a poche ore dall’incendio: un’araba fenice rosso fuoco che, proprio da quel fuoco, rinasce a nuova vita.
Francesca Buzzi
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