Viterbo – (sil.co.) – Falsi attestati di operatore sociosanitario, in cinque a processo nel Viterbese. Avrebbero lavorato presso case di riposo per anziani senza averne titolo.
E’ il processo che si è aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei la quale, dopo l’ammissione delle prove, ha rinviato all’udienza del 29 settembre 2021 per sentire tutti i testimoni dell’accusa. Tempi lunghi per via del calendario complicato dalla raffica di rinvii durante il lockdown per l’emergenza Covid.
Tra gli imputati, secondo le difese, ci sarebbero delle vittime. “Persone in assoluta buonafede che hanno speso soldi pensando di fare un investimento per il futuro, nella prospettiva di avere una qualifica che consentisse loro di lavorare in ambito sanitario, e che invece si sono trovati in mano un pezzo di carta straccia. Faremo in modo che la verità emerga durante il processo”, ha commentato l’avvocato Walter Pella, che assiste uno degli imputati, dopo l’udienza.
Era il 2015 quando nel mirino dei carabinieri del Nas di Latina finirono una valanga di falsi attestati di operatore socio sanitario, per un totale di un centinaio di indagati, in tutto il Lazio e anche nel resto d’Italia.
L’inchiesta, chiamata non a caso Attestato Rapido, ha preso il via dalle ispezioni dei militari del Nucleo antisofisticazioni e sanità in alcune strutture ricettive per anziani, dove sarebbero stati trovati gli attestati professionali per la qualifica di operatore socio sanitario falsi. Erano contraffatti o rilasciati da centri formativi non abilitati.
Nella Tuscia sono state eseguite tre perquisizioni, una a Oriolo e due a Faleria, nel corso delle quali sono stati sequestrati sei attestati professionali per l’ottenimento della qualifica di operatore sociosanitario contraffatti.
I cinque finiti a processo davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, falso, esercizio abusivo della professione di operatore sociosanitario e truffa.
Ai vertici una presunta organizzazione a delinquere composta da soggetti operanti nel campo della sicurezza e della formazione sui luoghi di lavoro che, grazie a strutture di cui erano titolari, avrebbero realizzato documenti falsi, reclutando persone interessate alla qualifica di operatore sociosanitario cui, senza alcuna frequenza di corsi di formazione fittizi di mille ore, sarebbero stati rilasciati attestati in cambio di somme tra i 1500 e i 2500 euro ciascuno.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY