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Viterbo - Street art exhibition dal 26 ottobre al 9 novembre - Installazione nella sede di Unindustria

Boccasile e il sistema erotico di Paris Tabou

di Antonello Ricci
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Viterbo – Dal febbraio 1950 all’aprile 1952, il maestro dell’illustrazione italiana Gino Boccasile disegna 27 copertine per il mensile erotico-letterario francese Paris Tabou. Dal numero 6 al numero 32. Paris Tabou usciva in edicola il giorno 20 di ogni mese. Con singolare “tempismo” Boccasile morì il 10 maggio 1952, neanche tre settimane dopo l’uscita dell’ultima tavola della serie: una fantastica signorina nuda seduta di spalle in una vasca da bagno che a sua insaputa va inesorabilmente svuotandosi.


Viterbo - Boccasile, maestro dell'erotismo fascista - Tangenziale Ovest

Viterbo – Boccasile, maestro dell’erotismo fascista – Tangenziale Ovest


Un monello esibisce compiaciuto ai nostri occhi di lettori il “cavaturaccioli” (un trapano a manovella) con cui ha appena cavato il buco. Così il geniale illustratore del corpo femminile si congedava dalla vita: lasciandoci in dono, insieme con una potente coscia genuflessa (una di quelle che l’avevano reso famoso anni prima), un culo difficile da dimenticare. Di quelli che meriterebbero un saggio, o un film di Tinto Brass. Si sa, dove passa Boccasile lascia il segno.

Il tascabile osé d’oltralpe edito dalla Extensa, revue de charme che nel titolo riprendeva il nome di un noto locale notturno parigino dell’immediato dopoguerra, non gli sopravviverà di molto. Nato nel 1949, Paris Tabou cesserà infatti le pubblicazioni già nel 1953.


Viterbo - Boccasile, maestro dell'erotismo fascista - Tangenziale Ovest

Viterbo – Boccasile, maestro dell’erotismo fascista – Tangenziale Ovest


Ma soprattutto, a sfogliarne la collezione completa, risulta evidente un fatto: prima di Boccasile Paris Tabou era tutta un’altra cosa. Dopo di lui invece, non sarà più sé stessa. Se è vero, come è vero, che dal numero 33, in edicola a maggio, cioè a pochi giorni dalla morte del maestro, quasi a segno di lutto la testata abbandonava il disegno optando per una cover di fotografia. Si tenga presente che al suo interno la rivista (64 pagine) era già pressoché esclusivamente corredata da illustrazioni fotografiche. Ma è curioso e significativo che le nuove copertine-foto continuino imperterrite a imitare modi e toni di un erotismo illustrato tutto á-la-Boccasile. Soprattutto per ciò che riguarda l’atteggiamento delle signorine protagoniste; ma anche per la preferenza accordata a bambolotti poppanti e cavallini di peluche mandati in scena in qualità di comprimari; per la gamma dei colori scelti e per la composizione stessa dello spazio “scenico”.


IL SISTEMA BOCCASILE “PARIS TABOU”: UN DISCORSO SULL’EROS

Fermiamo la nostra attenzione sulle signorine “Paris Tabou”. Le 27 copertine realizzate da Boccasile per il girlie magazine francese sono una specie di ciclo. Non è affermazione da poco. Essa sottende infatti l’idea che, proprio come nel caso delle tavole per il Decamerone, tali copertine non furono creazioni slegate, episodi-occasioni di un work in progress squisitamente commerciale, ma corpus compatto: testo cioè di un discorso sull’eros.


Viterbo - Boccasile, maestro dell'erotismo fascista

Viterbo – Boccasile, maestro dell’erotismo fascista


Intanto c’è un fatto. Man mano che Paris Tabou procedeva con le uscite mensili, preso atto evidentemente del buon successo di pubblico e di una crescente richiesta di arretrati da parte dei nuovi lettori (ben presto i primi numeri andarono esauriti), la redazione decise di cominciare a raccogliere per gruppi di 6 i numeri già usciti, riportandoli in edicola sotto forma di album. Ne furono realizzati e distribuiti almeno 3. Tali album venivano promossi sul mensile stesso con apposita pagina di lancio e pubblicizzati con un’immagine di copertina. Il fatto interessante è che la disponibilità del nuovo albo era puntualmente annunciata attraverso una cover boccasiliana ancora inedita: cioè con una copertina che sarebbe stata impegnata per il mensile soltanto vari numeri più tardi. Ciò dimostra che Boccasile doveva aver consegnato in redazione (ma soprattutto: doveva aver concepito) queste 27 signorine “Paris Tabou” tutte insieme, vero e proprio esercizio di stile. Questo ciclo visivo, vogliamo dire, meriterebbe di essere studiato come un sistema testuale: opera omogenea compatta coerente.


Viterbo - Boccasile, maestro dell'erotismo fascista - Via Cassia Nord

Viterbo – Boccasile, maestro dell’erotismo fascista – Via Cassia Nord


Resta da dire adesso di quale discorso sull’eros possa trattarsi. Sfogliandole tutte insieme, una dopo l’altra, le cover di “Paris Tabou” s’impongono, nonostante certi apparenti regressi nella tecnica del ritratto (per qualche grossolana imprecisione di tratto queste signorine d’oltralpe paiono spesso più frettolose e approssimative rispetto alla compiuta “perfezione” della loro antesignana “Grandi Firme”), s’impongono – dicevamo – come un sistema scenico e segnico di variazioni sul tema, una sorta di “Variazioni Goldberg” dell’eros. Tale sistema si fonda su un campo di forze evidente e strutturato, una relazione centrale praticamente onnipresente (di cui sarebbe forse pure possibile delineare una qualche specie di fenomenologia): quella tra la bella pin-up, innocente ma complice al tempo stesso (la victime sexy) e lo chenapan, candido e birbone monello/putto dai tratti satireschi neanche troppo dissimulati (il carnefice). A fare attenzione, qualche volta sembra che questo monello ci sia, semplicemente; ben più spesso invece, pare proprio che ci faccia punto-e-basta. In varie occasioni egli non sembra giocare il suo tiro apposta: magari combina il guaio solo perché tutto preso nell’euforia di un gioco (come quando, per esempio, nella cover del numero 8, si tuffa da portiere tra le gambe della sua vittima per agguantare un pallone di cuoio in corsa). In altre invece la malizia è inequivocabile sfacciata teatrale, palesemente in cerca del nostro consenso di lettori. Chi è davvero, dunque, questo monello? Varrà almeno la pena ricordare che per tutto l’arco della sua carriera Boccasile fu straordinario illustratore di bambini e che perciò questo tardo monello “Paris Tabou” meriterebbe almeno un raffronto con gli altri mille fanciulli e ragazzini spuntati su dalla matita boccasiliana, se non altro per computarne l’eventuale gradiente di ambigua novità: da quelli melodrammatici creati per le campagne fasciste di vaccinazione antitubercolare o per il consumo del riso nazionale, a quelli coevi anni ’50: lo yomino impertinente che cavalca una bottiglia di yogurt; i ragazzini che manifestano a frotte per il “Formaggino Mio”; il puttino che versa nubi di boro-talco sulle spalle di una gaudente e compiaciuta (ovviamente discinta) signorina “Roberts”. E infine la bimba che sorride irresistibile, sensuale e purissima, stringendo a sé un tubetto di dentifricio “Chlorodont”.


Viterbo - Boccasile, maestro dell'erotismo fascista

Viterbo – Boccasile, maestro dell’erotismo fascista


Il sistema Paris Tabou, fondato sulla relazione dominante bella/amorino birbante, prevede anche alcune presenze variabili incaricate di arricchire e movimentare la scena. Si tratta di ingredienti stereotipi la cui natura appare senz’altro repertoriale. Anzitutto c’è, spesso e volentieri, un lui adulto presente solo in absentia (evocato cioè per metonimia: in forma di ritratto incorniciato, di lettere d’amore aperte e lette, del mazzo di rose accompagnato da un biglietto di corteggiamento). Puntualmente in questi casi il monello combina qualche guaio, quasi volesse intromettersi nella relazione tra i due per turbarne l’ordinario sereno svolgimento a distanza, in una specie di conflitto a bassa intensità che lo vede contrapposto all’adulto assente come a un avversario: egli si sente dunque rivale in competizione gelosa con l’altro. Eh sì, il monello desidera anche lui la signorina “Paris Tabou”, per quanto in una chiave libidica attenuata e “spostata”: egli è, ovviamente, sessualmente depotenziato, privo di possibilità di accesso reale alla femmina ambita, ma perciò stesso anche legittimato/sdoganato nelle proprie provocazioni, perpetrate sotto l’ambigua bandiera dell’innocenza infantile. In tal senso gli incidenti procurati, quando sono intenzionali (e spesso lo sono), risultano dispetti eroticamente significativi. Esprimono al tempo stesso concupiscenza e frustrazione. Memorabile in tal senso la copertina del numero 23 con la tenzone che vede contrapposti il monello e un barboncino (uno al di qua l’altro al di là della bella addormentata al sole sulla spiaggia). Il monello punta furioso il dito contro la bestiola da ventre della signorina: e certo, perché quella, coi denti, sta rimboccando il telo da mare sulle nudità già mezzo scoperte della sua padrona. Palesemente reo, il cagnolino, di aver vanificato la mossa del monello, che quelle forme aveva tentato invece di scoprirle, per godersele ben bene, all’insaputa della signorina…

Le cover di “Paris Tabou” sono affollate insomma anche di animali e animaletti, insetti e oggetti vari. Un ricco catalogo che va dal cigno vero al topo finto al gattino impaurito; dal retino per farfalle alla canna da pesca alle forbici da cucito; dalla lente d’ingrandimento alla pistola giocattolo; dall’immancabile fionda con elastico da giarrettiera al classico arco con faretra in perfetto stile-amorino. Alludendo alla sfera sessuale per via di somiglianza o di semplice contiguità, proprio come accade per il monello stesso, tale bestiario/armamentario dalle sfacciate latenze falliche testimonia evoca allude a una carica libidica deviata/mistificata per transfert, in zona-cesarini. Basti pensare al tubo innaffiatoio della cover 26: mentre sullo sfondo il monello armeggia con adulto vigore per manometterne la manopola, esso prende vita come una serpe tra le gambe della signorina, schizzandola sul fondo-schiena col suo getto.

Intendiamoci: queste situazioni che esaltano l’erotismo goffo e involontario della vittima sexy, nella loro gamma dal preterintenzionale al fatto apposta, non era certo nuovo in Boccasile. Spesso la signorina “Grandi Firme” si era trovata alle prese con qualche ragazzino dispettoso (più o meno ancora bambino o già quasi adolescente) che le si infilava quasi tra le gambe, di sotto una panchina, cercando di frugare nella sua borsetta; o magari le andava disfacendo il vestito da dietro, arrotolandone il filo in un gomitolo; o infine faceva pressione col piede sulla bilancia per convincerla di essere ingrassata a sua insaputa. A volte un montone l’aveva puntata dritta-dritta al culo, dal basso verso l’alto. Altre volte si era andata aggrappando con scomposto trasporto al lungo canapo di qualche nave ormeggiata in porto. La logica di tali situazioni si risolveva però puntualmente in una complicità traboccante di erotismo negato. Aleggiante cioè, ma impronunciabile in quanto tale. Esattamente come per quelle “Grandi Forme”, le curve stesse cioè della ragazza-copertina, che premevano da dentro il vestito, incontenibili ma al tempo stesso represse/trattenute dal tailleur attillato: il corpo restava custodito, l’eros annunciato ma a sipario calato. Una iperbolica promessa di godimento, niente di più. Un non-ancora.

Con Paris Tabou le cose invece cambiano. Il semplice fatto che la signorina d’oltralpe venga colta quasi sempre sul punto di spogliarsi, anzi, magari già mezza nuda, cambia il senso stesso di certe azioni e situazioni: vogliamo dire che la signorina Paris Tabou, pur ancora strettamente imparentata con quella sua sorella maggiore, al tempo stesso ne risulta ormai già del tutto emancipata. Andata oltre. Non ci troviamo dinanzi a una Signorina Grandi Firme finalmente svestita. L’ostensione del nudo in progress ha inverato certe pulsioni prima stemperate sub specie buffa e maldestra. Passo senza ritorno. Uno di quei paradossi tipici dell’ineffabile. Prima, quando poteva soltanto promettersi, strizzando l’occhiolino (senza cioè potersi compiere davvero), il nudo non era ancora entrato in scena. Mentre ora che può manifestarsi alla lettera per ciò che è, nello spazio di uno streap performato, esso è già diventato un non-più.

Perché il nudo, per il semplice fatto di esserci, qui e ora, senza più veli, senza i pruriti del se e del ma, finisce per assumere una natura totemica, noumenica e insondabile. Riconsegnando così il primato sul campo al proprio comprimario-antagonista: quel monello/sciamano che ne celebra il rito danzando intorno al suo feticcio munito dei necessari oggetti apotropaici: i già evocati strumenti e strumentini, insetti e animaletti vari.

Antonello Ricci


 La mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista

La mostra Boccasile maestro dell’erotismo fascista si tiene a Viterbo sulle plance della pubblicità dal 26 ottobre al 9  novembre 2020. Sono esposte per le vie del città decine di grandi immagini delle copertine di Paris Tabou e della rivista di Pitigrilli e Cesare Zavattini Le grandi firme.

Oltre alla street exhibition per le vie della città, puoi visitare la magnifica mostra-installazione nella nuova sede di Unindustria in via Faul, a Valle Faul. 

A causa del Covid abbiamo deciso di non dare vita alla passeggiata Boccasile, l’erotismo in camicia nera con Antonello Ricci e Paola Biribanti che si doveva tenere domenica 8 novembre. 


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3 settembre, 2020

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