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“La richiesta di spostare l’apertura delle scuole è giusta e sacrosanta”

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Viterbo – “La richiesta di spostare l’apertura delle scuole dal 14 al 24 settembre è giusta e sacrosanta. Ad oggi, infatti, nella Tuscia non ci sono le condizioni per iniziare il nuovo anno scolastico in sicurezza e nel pieno rispetto della normativa anti-Covid”. Anche la segretaria organizzativa regionale della Uil scuola Viterbo, Silvia Somigli, prende posizione contro la decisione della Regione Lazio e del ministero della pubblica istruzione di mantenere ferma la data del 14 settembre, giorno in cui inizieranno le lezioni del nuovo anno scolastico 2020/2021.


La segretaria della Uil scuola-Rua Silvia Somigli

Viterbo – La segretaria della Uil scuola Silvia Somigli


“I dirigenti scolastici – prosegue poi la segretaria organizzativa della Uil scuola – hanno fatto bene a scrivere al presidente Nicola Zingaretti e a tutti gli altri per evidenziare quello che oggi è lo stato dell’arte degli istituti. Non ci sono ancora i banchi, non ci sono le mascherine, mancano le aule, i laboratori, il personale docente e Ata. Insomma manca tutto, e così non si può proprio iniziare. Il rischio è veramente enorme”.

“Che facciamo – si domanda Somigli – se qualche studente, docente, amministrativo eccetera si dovesse ammalare di Covid? Ci rendiamo conto di cosa potrebbe succedere? Innanzitutto la scuola verrebbe chiusa. Non solo, considerando i rapporti di interazione e la mobilità di uno studente, la possibilità che un singolo caso si moltiplichi all’infinito è più che concreta. Uno studente frequenta altri studenti, altri ragazzi, ha due genitori, spesso 4 nonni, la cerchia di amici, il bar e i locali che frequenta, l’autobus che prende. E, tenuto conto che uno studente è pure un giovane che ha tutta la voglia di starsene anche all’aria aperta, ciò significa che tutti i rapporti che ho elencato un alunno li vive contemporaneamente e a volte lo stesso giorno. Insomma rischiamo che la scuola, come ha già detto il reggente della Cisl Vincenzo Alessandro, diventi veramente una ‘bomba biologica’ ad orologeria. Con la differenza, rispetto alle bombe ad orologeria, che quella del Covid nelle scuole, se la situazione resta tale, potrebbe scoppiare da un momento all’altro”.


Viterbo - La nuova aula magna e gli studenti dell'Itt Leonardo Da Vinci

Viterbo – Studenti in assemblea


Ad aprire le danze sull’apertura posticipata delle scuole l’assemblea Cisl dell’8 settembre all’Itt Leonardo da Vinci di Viterbo, quando i dirigenti scolastici si sono confrontati tra di loro sull’opportunità o meno di far suonare la prima campanella lunedì prossimo. Nel pomeriggio la lettera sottoscritta da 26 presidi, inviata a Zingaretti, che ha fatto saltare il tappo delle preoccupazioni. Tant’è che lo stesso sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, appena gli è arrivata la lettera dei presidi ha fatto subito un sopralluogo nelle scuole di competenza comunale, gli istituti comprensivi del capoluogo, per poi tornare nel suo ufficio a palazzo dei Priori, prendere carta e penna e scrivere l’ordinaria di rinvio dell’apertura. Dal 14 al 24 settembre. Un’ordinanza che alla fine non è stata né emessa, né tantomeno pubblicata. In attesa di un ulteriore sopralluogo nel fine settimana, al termine del quale prendere la decisione definitiva sul da farsi.


Viterbo - L'assemblea della Cisl con i dirigenti scolastici

Viterbo – L’assemblea della Cisl con i dirigenti scolastici


“L’ultimatum del sindaco è giusto – ha commentato Somigli -. Giusto anche aspettare qualche giorno. Ma sabato, come Arena stesso ha detto, è veramente l’ultimo giorno a disposizione. Se le richieste dei dirigenti scolastici non vengono rispettate in pieno, la scuola, il 14 settembre, non si può aprire. Anche perché, se succede qualcosa, le ripercussioni sulla vita stessa della città e delle realtà territoriali da cui provengono gli studenti sarebbero inimmaginabili, ma sicuramente gravi. Come dicevo prima, uno studente con il Covid, peggio ancora se asintomatico, è un giovane che si muove rapidamente e lungo tutto il tessuto urbano, incontrando decine di persone che a loro volta sono collegate e legate ad altre persone. Un effetto domino senza precedenti”.

Altra questione, il diritto allo studio. “In queste condizioni, come quelle descritte dai presidi – precisa la sindacalista della Uil – a partire dal 14 i dirigenti scolastici devono potersi organizzare in piena sicurezza. Facendo anche i turni tra gli studenti che vengono a seguire le lezioni in aula e quelli che devono restare a casa. Un discorso che potrebbe andar bene per i licei, e neanche tanto. Ma negli istituti tecnici dove la frequenza dei laboratori è fondamentale, tanto per dirne una, cosa si deve fare? Far perdere, ancora un’altra volta l’anno scolastico allo studente? Non dagli tutte le competenze necessarie per affrontare degnamente il mondo del lavoro una volta finito il ciclo di studi oppure l’università? Ecco, aprire le scuole in queste condizioni, senza che tutte le tessere del mosaico siano andate in ordine, sarebbe assurdo e preoccupante”.

Daniele Camilli


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