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Tribunale - Riconosciuta una provvisionale di 77mila e 800 euro alla vittima - L'imputato avrebbe usato i soldi per pagare vecchi debiti

Si spaccia per innamorato e le sottrae 60mila euro, condannato a cinque anni per truffa

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – Pensava fosse amore invece era un calesse. Anzi una truffa. Lei ci casca e alla fine ci rimette la bella somma di sessantamila euro. Tutti i suoi risparmi. 

Adesso giustizia è fatta, perché ieri il “mascalzone” è stato condannato in primo grado dal giudice Roberto Colonnello al massimo della pena per il reato di truffa, con le aggravanti della recidiva e di avere fatto leva sull’amore per approfittare della vittima, messa in condizioni di minorata difesa. 

Il giudice, inoltre, ha condannato l’imputato al versamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 77mila e 800 euro, rinviando al giudice civile per la quantificazione del resto del danno, considerando sua il danno materiale che quello morale, derivato dall’essere stata presa in giro. 

Alla sbarra un uomo che si era presentato sotto falso nome alla vittima, riuscendo a irretirla e promettendole che sarebbero diventati ricchi investendo i suoi soldi nella banca Ior. La donna ci ha creduto e gli ha dato quattrini per sessantamila euro, tutti i suoi risparmi. Quando si è resa conto che non era amore, ma solo un calesse, lo ha denunciato.

E’ così che è finito sotto processo per truffa aggravata un pregiudicato con un curriculum ricco di precedenti, un truffatore seriale la cui lunga carriera è emersa una volta scoperta la sua vera identità, che aveva provvidenzialmente nascosto alla “fidanzata”.

Assieme a lui, accusati di avere agito in concorso, sono finiti davanti al giudice Colonnello anche due presunti complici, uno dei quali titolare di un’impresa edile che avrebbe dovuto ristrutturargli un appartamento. Entrambi avrebbero beneficiato dei bonifici dell’ignara vittima, uno dei quali di ventimila euro. 

Il giudice, che ha letto le motivazioni contestualmente alla sentenza, ha sottolineato come l’imputato abbia utilizzato i soldi per sé, pagandoci vecchi debiti, tra i quali, presumibilmente, lavori svolti dai coimputati che sono risultati ignari della provenienza del denaro e sono stati quindi assolti perchè il fatto di averli presi non costituisce per loro un reato. 

Al processo, oltre ai rispettivi legali, era presente per le parti soltanto la vittima, che si è costituita parte civile. Per lei la soddisfazione di vedersi riconoscere un risarcimento. Sempre che il truffatore sia in grado di onorare il fresco debito. “Dato il soggetto, è legittimo dubitare”, ha commentato il legale della donna, chiedendo la condanna. E cinque anni per truffa non sono pochi. 


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30 settembre, 2020

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